La polizia scopre tre indizi e scatta la condanna per furto
VOGHERA L'investigatore inglese Sherlock Holmes diceva che tre indizi fanno una prova. A questa massima, ripetuta dal personaggio inventato da Artur Conan Doyle devono essersi ispirati gli agenti del commissario di Voghera che sono riusciti a fornire alla procura tutti gli elementi per far condannare Carlo e Nike Massa, due nomadi che normalmente dimorano nell'Astigiano. Ieri mattina i due dovevano rispondere dell'accusa di furto e tentato furto compiuti la mattina del 12 gennaio di due anni fa. Poco dopo le nove del mattino una coppia di coniugi rientra nell'abitazione di strada Ceresa e nota una persona, una donna, seduta su una Fiat Panda, parlare con un walkie-talkie. Il proprietario dell'appartamento si rende conto rapidamente che stanno rubando in casa. Prova a interpellare la donna sulla Panda, ma questa scappa, Lui sale sulla sua auto e tenta un inseguimento che fallisce perché la donna cerca di speronarlo. Nel frattempo la moglie del padrone di casa vedeva due persone, due uomini, fuggire dal retro, attraversando un campo pieno di neve. Lanciato l'allarme, dopo circa un'ora, alcuni poliziotti in borghese notavano una persona - Carlo Massa - aggirarsi trafelato, senza giacca, nonostante il freddo pungente. Dopo averlo osservato per alcuni minuti, lo hanno fermato. Ha spiegato che era stato scaricato dall'auto dall'amante dopo una litigata. In realtà non era in grado di dire perché aveva i pantaloni bagnati ed era senza giacca. Ma la sua corporatura era perfettamente compatibile con un giubbotto trovato poco distante, con in tasca alcuni arnesi da scasso. Portato in commissariato, gli agenti della polizia scientifica verificavano che le sue stesse scarpe avevano lasciato un'impronta ben visibile nella casa di strada Ceresa. Infine il derubato riconosceva la donna al volante della Panda. In seguito, nella stessa zona, è stato denunciato un altro tentativo di furto da parte dei due nomadi. Ieri l'avvocato difensore ha cercato di smontare il castello accusatorio, ma il giudice Daniela Garlaschelli ha condannato Carlo Massa a 1 anno e 6 mesi e la donna a 1 anno e tre mesi. (c.e.g.)