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TEL AVIV «Ce l'aspettavamo»: questa la considerazione prevalente che traspare dai commenti della gente di Tel Aviv, almeno di quella del centro della città. Gente che ieri ha sentito per la seconda volta - dopo il primo allarme di giovedì pomeriggio - risuonare le sirene antimissile. Il Municipio di Tel Aviv ha annunciato subito l'apertura dei rifugi sparsi in tutta la capitale, invitando i cittadini a localizzare il più vicino. Era dalla prima Guerra del Golfo, nel 1991, che non accadeva. Ma per ora i rifugi sono deserti e le strade della "città che non dorme mai" continuano a brulicare di gente. All'allarme, la vita si è come sospesa. Ma è durato il tempo delle sirene, poi tutto è ricominciato. A Shenkin, la via dello shopping, la gente è per strada, nei negozi, nei supermercati. Al popolare Caffè Tamar - cuore della sinistra israeliana - un ragazzo dice: «Non siamo sorpresi, era nell'aria».Un'altra ragazza al bancone invece parla di «un governo stupido». La signora che serve i caffè confessa di «avere paura. Ieri - aggiunge - non sapevo cosa fare al suono della sirena. Ci ha sorpresi con mia figlia sotto la doccia». Un signore ironicamente commenta: «I razzi a Tel Aviv? Non esistono». L'impressione è quella di grande compostezza che sublima la preoccupazione. Una ragazza di una nota catena di caffetteria si augura che tutto finisca presto e difende l'operazione Colonna di nuvola: «Un conto - dice - è parlare dei palestinesi, un altro conto è Hamas. Per Hamas non ci sono scuse».