Minacciata di sfratto Il Comune la aiuta

VOGHERA Otto giorni di sciopero della fame per mamma-coraggio, che alla fine ha però vinto la sua battaglia: il Comune di Voghera ha promesso un intervento e così anche il padrone di casa ha deciso di sospendere lo sfratto esecutivo fino alla fine di dicembre. «Meno male - spiega Lucia, una vogherese di 52 anni - perchè ormai cominciavo ad avere dei seri problemi di salute, stavo male. Avevo sempre il telefono in mano per chiamare il 118 da un momento all'altro. Ho passato otto giorni senza toccare cibo: bevevo solo l'acqua che mi serviva per prendere le medicine di una cura che non posso interrompere. In questa settimana abbondante ho perso quasi otto chili: ora speriamo che la situazione si risolva entro la fine dell'anno». Lucia abita con il suo compagno e la figlia di 11 anni in un appartamento al civico 63 di via Scarabelli, vicino alla stazione di Voghera e ha lo sfratto esecutivo da tempo. Ieri mattina alle 8 era previsto l'arrivo dell'ufficiale giudiziario, scortato dalla forza pubblica, che avrebbe dovuto buttare letteralmente fuori casa la famiglia. «Ma per fortuna ci hanno dato un'altra proroga - spiega Lucia - merito del Comune. Il vicesindaco, l'avvocato Fiocchi, ha detto che si occuperà del nostro caso. Tra Comune e Aler cercheranno di trovare una sistemazione provvisoria per noi e le nostre cose, in attesa che riusciamo a trovare una casa definitiva. Li ringraziamo di cuore. Quando abbiamo preso in affitto l'appartamento, poco meno di due anni fa, io e il mio compagno lavoravamo e potevamo pagare sia l'affitto che le elevatissime spese condominiali. Poi purtroppo a causa della crisi abbiamo perso l'occupazione fissa e sopravviviamo facendo lavori occasionali. Riusciamo a mangiare ma non abbiamo abbastanza denaro per pagare circa 700 euro tra affitto e spese. Prima di questa nuova proroga dello sfratto eravamo disperati. Viviamo da settimane con tutta la nostra roba chiusa negli scatoloni, anche se è inutile: in caso di sfratto, infatti, non abbiamo alcun posto in cui portare la nostra roba. Avrebbe dovuto farsi carico della custodia il padrone di casa».(p.fiz.)