La storia dei castelli della famiglia Sforza

VIGEVANO Domenica in castello ci sarà la la "Giornata della Storia", un pomeriggio dedicato alla salvezza di una delle tre dimore storiche degli Sforza, una delle più amate da Ludovico il Moro per le cacce e le feste di corte: il castello di Cusago, situato a due passi da Milano e attualmente in stato di grave degrado e incuria. Organizzatore dell'evento, che si terrà nella sala dell'Affresco del castello Sforzesco, alle 15.30, la Federazione italiana giochi storici (Figs), con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Riconoscimento del Presidente della Repubblica. A rappresentare la Figs, l'associazione del Palio delle Contrade di Vigevano, che aderisce all'iniziativa con un evento molto curioso: la presentazione al pubblico il libro "Castelli Fratelli" di Simona Borgatti e Andrea Pellicani con la postfazione di Alberto Figliolia (edizioni La Memoria del Mondo). In quell'occasione i figuranti dei gruppi storici dell'Associazione Sforzinda, la Giocoleria e il Bianco Fiore, animeranno le letture, a cura della compagnia teatrale "Il Mosaico", di alcuni brani tratti del libro. La presentazione sarà inframmezzata dalla proiezione di alcuni filmati sulle tre dimore storiche degli Sforza. Milano, residenza ufficiale della dinastia e sede politica; Vigevano, residenza di svaghi e di caccia e Cusago - che col suo Naviglietto permetteva alla famiglia ducale di spostarsi da un castello all'altro – villa di delizie, immersa nel verde dei boschi, sfondo perfetto per cacce avvincenti e raffinata scenografia per incontri amorosi. "Castelli Fratelli - un curioso tentativo di salvataggio" narra le gesta di Messer Sforzotto e Messer Gevanello che, attraverso la scarpina di Beatrice d'Este (la famosa "pianella" conservata nelle sale del Museo della Calzatura Vigevanese), indiranno una crociata per salvare Cusaghino, un castello morente nel quale la duchessa, giovane sposa di Ludovico il Moro, aveva vissuto in compagnia della corte allegri momenti di spensieratezza. (v.bol.)