Vernavola, no al cemento La sentenza su Greenway

di Fabrizio Merli w PAVIA Nel Parco della Vernavola non si costruirà. Così ha deciso il Consiglio di Stato, decidendo sul caso «Greenway». Una vicenda che affonda le proprie radici in due delibere comunali che già erano state impugnate davanti al Tribunale amministrativo regionale. Nonostante il nome vagamente ambientalistico, «Greenway» era un'operazione immobiliare. Natalina Trabatti e Alessandra Danelli, parenti dell'ex consigliere comunale Pd (ed ex presidente della commissione territorio) Alberto Artuso avevano presentato un piano attuativo che prevedeva, in sintesi, la costruzione di 14 villette a due piani, quattro ville a due piani e due condomini a tre piani. Edifici, per un totale di 4.400 metri quadrati di superficie lorda pavimentabile, che avrebbero dovuto essere costruiti dentro al parco della Vernavola. Il piano passò per due volte attraverso il Consiglio comunale: il 19 ottobre 2009 e il 19 aprile 2010. A favore dell'iniziativa votarono tutti i partiti, di maggioranza e opposizione, ad eccezione dei consiglieri Paolo Ferloni (Insieme per Pavia) e Vincenzo Vigna (Italia dei valori). Ma gli avvocati Marco e Michele Branzoli, che vivono in abitazioni adiacenti al terreno interessato dalla lottizzazione, presentarono ricorso al Tar contro le decisioni del Comune. E ricorsi giunsero anche dall'associazione Italia Nostra, da Insieme per Pavia, dal comitato Città e legalità e dalla Federazione della sinistra. Oltre a ciò, 3mila cittadini firmarono un appello per la salvaguardia del Parco. Il Tar della Lombardia, con una prima decisione, accolse le conclusioni di chi si opponeva a un'operazione immobiliare che, se portata a termine, avrebbe fruttato un ventina di milioni di euro. Le proprietarie dell'area si opposero al verdetto dei giudici amministrativi e sul punto si è pronunciato l'organo di appello, ovvero il Consiglio di Stato. Dunque gli appelli di Natalina Trabatti e Alessandra Danelli sono stati respinti. Al centro delle loro argomentazioni, vi era il fatto che il piano attuativo, in quanto tale, non avrebbe dovuto essere sottoposto a valutazione ambientale strategica. Una tesi decisamente smentita dal Consiglio di Stato. I giudici, nella motivazione appena depositata, sottolineano la «contradditorietà dell'operato dell'amministrazione comunale che clamorosamente disattende le determinazioni di tutela ambientale che pure ha avuto cura di imporsi», dimenticando «di attivare la procedura di carattere precauzionale e preventivo della Vas». Un modo tecnico per dire che il Comune di Pavia, dopo essersi dotato di norme per ridurre al minimo l'impatto del cemento sul verde, nel caso «Greenway» se ne dimenticò.