Pil ancora in rosso, ma rallenta la caduta
ROMA Il prodotto interno lordo è ancora in caduta per il quinto trimestre consecutivo. L'Italia, secondo i dati diffusi dall'Istat, è ancora piena recessione ma il calo (-0,2%) di luglio-settembre è inferiore a quello dei trimestri precedenti dell'anno (-0,8% nel primo e 0,7% nel secondo). Ma la situazione è pesantissima. E' recessione anche in Eurozona: il pil nel terzo trimestre, secondo Eurostat, è sceso dello 0,1%, dopo lo 0,2% del secondo e la crescita zero del primo. La Germania frena più delle attese, con una crescita del Pil dello 0,2%, come la Francia, Spagna in negativo, con -0,35. Il pil nell'ue nel suo complesso ha invece registrato una lieve crescita, segnando nel terzo trimestre un lieve aumento di 0,1% dopo il -0,2% del secondo e la crescita zero del terzo. I conti si risanano non con maggiori imposte ma con la riduzione della spesa. È questa, secondo Mario Draghi, la strada maestra da percorrere per imboccare la via della crescita. «Il consolidamento fiscale ideale», afferma il presidente della Bce all'inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi, «deve essere centrato su riduzioni di spesa corrente e non su aumenti di tasse». Una raccomandazione che trova pronto il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli che, da Londra, spiega che «la Legge di Stabilità che abbiamo proposto ha questo messaggio: invertire la tendenza». Ma non basta. «Anche chi non condivide questa impostazione - sottolinea il numero uno dell'Eurotower davanti al premier, Mario Monti - è però d'accordo sul fatto che è essenziale che il processo sia percepito come credibile, irreversibile e strutturale perché abbia effetto sugli spread sovrani e che le condizioni di stabilità dei prezzi e dei mercati finanziari siano tali da non ostacolare il consolidamento fiscale». A questo si somma poi la necessità di proseguire il completamento dell'Unione economica e monetaria. E Draghi, in questo, mostra un cauto ottimismo. Mentre in passato «la soluzione era stata nella moneta unica», «oggi» questa strada «è incompleta». Anche perchè «la crisi ha messo in luce la necessità di portare a compimento» proprio «l'Unione economica e monetaria». In tal senso, aggiunge, «stiamo compiendo progressi». Ovviamente «non è semplice attuare un progetto così ambizioso. Ma confido che l'Europa, ancora una volta, emergerà rinvigorita dalle difficoltà del momento». Draghi pone anche l'accento sul fatto che «la Bce, però, non può sostituirsi all'azione dei governi nazionali» per raggiungere «l'obiettivo finale» di una «unione politica» e di «un'Europa stabile e integrata con un destino comune». Per fare questo il banchiere centrale è cosciente che «ci vorrà molto tempo, lungo un percorso incerto. Ma nel frattempo - è l'ammonimento - sarebbe un errore non agire». (a.g.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA