Arrestato il marito «Non le ho uccise io»

CASERTA Respinge con determinazione le accuse, si proclama innocente e ed ha persino rifiutato di firmare il decreto di fermo emesso dalla procura, Domenico Belmonte, 72 anni, l'uomo arrestato alle 3 di ieri mattina per omicidio volontario e occultamento dei cadaveri della moglie Elisabetta Grande e della figlia Maria Belmonte, scomparse nel 2004. I corpi delle due donne sono stati trovati martedì dalla polizia in un'intercapedine della villa sul litorale di Castelvolturno in cui Belmonte - ex direttore sanitario del carcere di Poggioreale - viveva. Nel decreto di fermo emergerebbero considerazioni del pm di ordine logico, dal fatto che la pensione di Elisabetta si accumulava sul conto corrente, in un'agenzia del Banco di Napoli di Castel Volturno al ritrovamento delle ossa nella casa. Belmonte, nel lungo interrogatorio di martedì e poi ancora ieri notte, ha continuato a sostenere di non aver denunciato la scomparsa delle donne quel 18 luglio di 8 anni fa per «vergogna», convinto che avessero abbandonato volontariamente l'abitazione. Una versione alla quale i pm non hanno creduto. L'uomo ha continuato a negare ogni addebito anche ieri, nel colloquio di un'ora avuto con il suo legale. «Ho trovato Belmonte rassegnato - dice, dopo averlo incontrato in carcere, l'avvocato d'ufficio Rocco Trombetti - e ancora oggi non sa spiegarsi come quei corpi siano stati trovati nell'intercapedine di casa sua». La procura di Santa Maria Capua Vetere, coordinata da Corrado Lembo e Luigi Gay non vuole lasciare nulla al caso e ieri ha sottoposto i resti delle vittime all'esame del medico legale di Caserta. Intanto al commissariato di Castevolturno sono giunti i parenti di Elisabetta Grande dalla Calabria, precisamente da Catanzaro, per essere interrogati dalla polizia. Con Belmonte rimane indagato, per gli stessi reati, il suo ex genero, Salvatore Di Maio, che ieri sera si trovava ancora nella sua casa di Baia Verde. Il suo nome non compare nel decreto di fermo anche se i magistrati lo hanno sottoposto a un lungo interrogatorio. Nel corso delle indagini gli investigatori avevano accertato che Maria ed Elisabetta erano state per lungo tempo vittime di una depressione. E proprio un libro sulla cura della depressione è stato trovato aperto sul tavolo nel patio della villetta dell'orrore.