Tra scrittura e amicizie Viaggio alla scoperta dell'eredità di Brera
Le carte di Gianni Brera sono state depositate dagli eredi alla Fondazione Mondadori con un primo versamento di materiali dall'abitazione di Milano, seguito, nell'agosto del 2011, da un secondo nucleo che proveniva dalla casa di Monterosso al Mare, in questo modo scampata all'alluvione. L'interesse specifico dell'archivio, testimonianza della poliedrica attività letteraria e culturale di Brera, è stato riconosciuto dalla Soprintendenza archivistica con la Dichiarazione di interesse storico particolarmente importante (2012). I documenti coprono il percorso biografico di Brera (1919-1992) e tra i principali nuclei quello più corposo è costituito dalle carte più propriamente letterarie , gli "Scritti", che testimoniano l'intero processo creativo: dai bloc-notes con gli appunti, agli articoli e romanzi, ai ritagli di stampa. di Donatella Zorzetto wPAVIA Una giornata dedicata a Brera, nell'anniversario del ventennale della morte. Sarà il convegno "Storia di Gianni Brera" a ricordare lo scrittore di San Zenone Po, convegno organizzato da Franco Contorbia, professore di Lettere e Filosofia all'Università di Genova e dalla Fondazione Mondadori nell'ambito di Bookcity Milano e con il sostegno della Regione Lombardia. Il programma della giornata, che si terrà sabato nella sala Vitman (a Milano in viale Gerolamo Gadio 2) è ricco di interventi. Si inizierà alle 10 con Franco Contorbia (parlerà del tema "Un espressionista lombardo tra guerra e Liberazione"); per proseguire con Massimo Raffaeli ("La poetica del catenaccio") e Manuela Manfredini ("Silla lingua di Gianni Brera"). Seguirà "Ma Brera... Ricordi e testimonianze" a cura di Ada Gigli Marchetti, Pilade Del Buono, Antonio D'Orrico, Gigi Garanzini, Gilberto Lonardi, Ottavio Missoni, Gianni Mura e Giulio Signori. Alle 14.30 si proseguirà con Luigi Surdich (che tratterà il tema "Le prose di rimanzi"); Gianfranca Lavezzi, docente dell'Università di Pavia, che parlerà di "Fausto Coppi da Castellania, il diavolo e Gianni Brera; Gino Cervi "Milano: una topografia "braidense" (nel senso del Gioannbrerafucarlo) e Andrea Aveto ("Tra le carte"). «Si tratta di un convegno tutto incentrato su Brera – conferma Gianfranca Lavezzi –. Il mio intervento tratterà del suo libro intitolato "Coppi e il diavolo" pubblicato da Rizzoli nel 1981 e poi ripubblicato da Baldinie e Castoldi nel 1994. Libro che però nasce molto prima, ossia nel 1958, quando Brera raccolse dalla voce di Fausto Coppi il racconto della sua vita. Questa autobiografia che venne firmata da Coppi, a cura di Gianni Brera, uscì a puntate in una rivista settimanale del tempo che si chiamava "Settimo giorno"». «Subito dopo la morte di Coppi, avvenuta il 2 gennaio 1960, l'editore Vitagliano realizzò una sorta di instant book – prosegue Lavezzi –. Cioè chiese a Brera di pubblicare le puntate apparse sulla rivista in un libro, con il racconto diretto a cura dello stesso Brera. Si intitola "Io Coppi". Vent'anni dopo, nel 1981, lo scrittore riprese in mano il libro, lo cambiò e lo pubblicò per Rizzoli. Al convegno parlerò, oltre che dell'aspetto della lingua di Brera, anche di questo passaggio da un'edizione all'altra e in cui è forte il rapporto fra lo scrittore pavese e lo sportivo tortonese». «Cosa vedeva Brera in Coppi? Un uomo dalle forti origini contadine, così come era lui stesso – conclude Lavezzi –. Brera disse che Coppi era simile a lui, "un principe della zolla": era originario di Castellania, vicino a Tortona, mentre lo scrittore era di San Zenone. Che cosa emerge da questo libro? Una grande amicizia e una altrettanto grande bravura nello scrivere: lo stile particolare del Brera scrittore di sport che conosciamo. Con una particolarità. Mentre di solito di Brera si conosce il giornalista che racconta del calcio, in questo caso è il ciclismo ad essere raccontato, ma sempre con un linguaggio vivace e raffinato».