Fini ad Alfano: «Insieme, si può fare»

di Gabriele Rizzardi wROMA Con un partito precipitato nei sondaggi al 2% e il rischio concreto di non entrare in Parlamento, Gianfranco Fini si incunea nel violento scontro tra Alfano e Berlusconi e prova a tendere la mano al segretario del Pdl. «Se Alfano farà chiarezza sul rapporto con il governo Monti e soprattutto sulla necessità per l'Italia di continuare l'azione riformatrice anche dopo le elezioni, allora si potrà davvero aprire una pagina nuova per tutti i moderati. E personalmente ne sarò lieto» dice il presidente della Camera che in serata, davanti alle telecamere del Tg3, chiede al Pdl di abbandonare il populismo per «rendere possibile il Monti bis». Una prospettiva che non piace affatto agli ex An del Pdl che, dopo il fallimento del Terzo Polo, vedono il loro ex alleato come un politico disperato in cerca di un tetto sotto cui ripararsi. Per il momento, Alfano preferisce non commentare. Il numero due di Fli, Italo Bocchino, parla di un'apertura «sincera». Ma, se si esclude Osvaldo Napoli che invita a non chiudere la porta al "nemico" qualora si dovessero trovare «convergenze» sui programmi, nessuno o quasi, nel Pdl, si entusiasma per il possibile ritorno di Gianfranco. Gaetano Quagliariello è cauto ma netto : «Fini ha responsabilità anche storiche in questa legislatura...». Guido Crosetto è tranciante («Fini è un politico da archiviare») e il leader della Destra, Francesco Storace, non vuole nemmeno sentirnene parlare: «Se il Pdl se lo ricarica, il popolo vomita». Quel che è certo è che il Pdl non è ancora deberlusconizzato anche se nello scontro con il Cavaliere, che ieri è volato in Kenia per passare il fine settimana nel resort dell'amico Flavio Briatore, Alfano ha riacquistato quell'autonomia che finio a ieri gli era mancata. Nello scontro con il "padre" alla fine l'ha spuntata il "figlio" e le primarie si faranno. Nell'attesa di sapere in cosa consisterà il «grande choc» annunciato da Berlusconi, che vuole una "rivoluzione" nel partito ma pensa sempre ad una sua lista, i candidati alle primarie cominciano a scaldare i motori. I termini per presentare le candidature scadono il 17 novembre anche se la selezione dei dei possibili competitori di Alfano è già partita. Tra i giovani manager c'è il fondatore dell'impero Grom, Guido Martinetti, che però ieri ha rifiutato l'offerta: «Come a giugno, smentiamo fermamente l'interesse di dedicarci alla politca. Amiamo il nostro mestiere di gelatai». Poi c'è l'imprenditore modenese Giampiero Samorì, che ha incontrato più volte il Cavaliere a villa Gernetto. Il "Berlusconi di Modena", come lo hanno soprannominato, dice che potrebbe candidarsi alle primarie «se ci saranno regole sensate» e attacca Alfano. «C'è un segretario che controlla la struttura, come si fa a vincere? Certo, se Berlusconi mi appoggiasse, a metà dei notabili del Pdl verrebbe una sincope» assicura l'imprenditore, che a una domanda sulle differenze che ci sono tra lui e il Cavaliere, risponde secco: «Non ho conti all'estero, hom una siola donna che è mia moglie, sono fedele e non racconto barzellette. Anzi, ha ragione Alfano: non ci voglòiono barzellettieri». La lista dei possibili concorrenti è lunga. Oltre a Marina Berlusconi, che è l'erede natrurale del Cavaliere e potrebbe essere convinta ad accettare di correre, c'è il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, che non ha mai escluso un suo ingresso in politica e pensa di allearsi anche con Casini. Tra i candidati ci sarà anche la "pasionaria" Daniela Santanché». ©RIPRODUZIONE RISERVATA