Blitz nei "Compro oro": 118 indagati
di Fiammetta Cupellaro wROMA Quando il 10 ottobre scorso i finanzieri hanno fatto irruzione in quella villa a Monte San Savino, alle porte di Arezzo, non pensavano di aver scoperto la «centrale di smistamento» di una delle più estese organizzazioni di riciclaggio di gioielli e oggetti preziosi. Una villa a pochi chilometri dal casello dell'A1 praticamente impenetrabile. Secondo gli investigatori in quel casolare si sono incontrati orafi e corrieri svizzeri, lì si scambiavano soldi e gioielli anche di provenienza illecita che, portati Oltralpe venivano fusi e trasformati in «anonimi» lingotti d'oro, con tanto di timbro ufficiale. «Fort Knox» è stata chiamata l'operazione proprio per dare l'idea delle misure di sicurezza di cui era dotato quel casolare di campagna. Una specie di bunker nascosto sotto i muri di una villa toscana. E ieri è scattato il blitz della Finanza in 11 regioni tra cui Lazio, Lombardia, Toscana, Campania, Sicilia e Puglia. 259 perquisizioni, 118 le persone indagate tra cui importanti nomi dell'imprenditoria aretina. I reati ipotizzati vanno dall'associazione a delinquere, al riciclaggio e reinvestimento di proventi illeciti, dalla ricettazione all'esercizio abusivo del commercio d'oro e la frode fiscale. Sequestrati beni per 163 milioni di euro e 500 rapporti bancari per bloccare le disponibilità finanziarie dell'organizzazione. Le perquisizioni sono avvenute soprattutto nei negozi specializzati «Compro oro» sparsi in tutta Italia, ma anche gioiellerie e aziende orafe comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano di Marcianise (Caserta) e una nel distretto di Valenza (Alessandria). Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, solo nell'ultimo anno, l'organizzazione ha gestito e scambiato oltre 4.500 chili d'oro e 11mila d'argento. Il vertice era in Svizzera, mentre le aree «operative» erano in tutta Italia. Il centro di smistamento nella villa di Monte San Savino. Il «capo» è stato identificato in un imprenditore svizzero che, attraverso agenti intermediari, teneva sotto controllo sia la fase della raccolta dell'oro che quella del riciclaggio. Alla base della filiera erano i negozi «Compro oro» e secondo i finanzieri, tutte le forniture di gioielli avveniva al nero, al di fuori dei circuiti ufficiali e mediante scambi oro-denaro contante. Il trasporto invece era affidato a corrieri che a bordo di auto insospettabili, munite di nascondigli e doppifondi, facevano la spola tra Arezzo e la Svizzera. L'indagine andava avanti da molti mesi. Nella maxi organizzazione dedita alla fusione e trasformazione dei gioielli (alcuni sembra provenienti anche da furti) sarebbe centrale il ruolo di alcuni orafi aretini che dalla Svizzera tornavano poi in Italia. Partivano con i gioielli e tornavano con lingotti per oro da investimento, cioè dotati di quel timbro che li rende acquistabili anche da parte di banche e Stati. Tra i retroscena emerge che la villa, dove si svolgevano gli scambi, sarebbe in realtà di imprenditori locali acquistata con lo schermo di una società maltese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA