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BRONI Cecilia Zandalasini sta vivendo un momento d'oro: la sedicenne bronese ha ricevuto la prima convocazione nella nazionale maggiore e una borsa di studio dal Coni regionale e dalla Fondazione Cariplo riservata ai migliori talenti di tutte le federazioni sportive. «Sono molto contenta – afferma Cecilia, che è anche la più giovane convocata – Sono riserva a casa al raduno che ci sarà da lunedì a mercoledì prossimo a Parma per il progetto della Fip che accompagnerà la nazionale verso l'Europeo del prossimo anno. Per me è una grandissima soddisfazione, anche perché inaspettata». In questa convocazione un ruolo decisivo lo ha svolto il fatto di giocare in serie A2 quasi 18 minuti di media a partita. «Giocare nella Omc – dice la bronese – mi permette di avere una maggiore visibilità e poi è un campionato senior, più complicato che uno giovanile. Le differenze sono tante, fisiche, tecniche e tattiche. Affronto giocatrici più esperte e atletiche, senza dimenticare che ogni squadra ha una straniera e anche questo è un ostacolo in più. Io mi sto adeguando e rispetto alle prime partite mi trovo meglio in campo. All'inizio ero anche emozionata di giocare nella mia città, ora mi sto adeguando». Cecilia ha vissuto per la prima volta il cambio di allenatore a stagione in corso: dalle dimissioni di Fassina alla firma di Piatti. «Quello che è accaduto è stato un fulmine a ciel sereno – commenta la guardia – e siamo rimaste un po' spiazzate. Abbiamo fatto i primi allenamenti col nuovo coach e ci ha fatto una buona impressione, ma cambiare coach e modo di lavorare nei primi tempi non sarà facile. Ora dobbiamo solo continuare ad allenarci e puntare domenica in casa con Cremona a tornare a vincere». Cecilia gioca in A2 a sedici anni e frequenta la terza scientifico a Broni, Danilo Gallinari arrivò a Pavia in LegaDue a 17 e frequentava la quarta sientifico: il paragone viene subito alla mente. «Mi pare eccessivo – chiude Zandalasini – perché siamo solo agli inizi. Piacerebbe anche a me, una volta terminato il liceo, andare a giocare negli States». Non ci sarebbe da stupirsi se nei prossimi mesi al PalaBrera facesse capolino qualche osservatore delle università americane. Maurizio Scorbati