Sei monaci tibetani si danno fuoco

SHANGHAI - Sono sei gli attivisti tibetani che si sono dati fuoco in Cina per reclamare l'indipendenza del Tibet nelle ore in cui a Pechino si aprivano i lavori del XVIII Congresso del Partito Comunista, che dovrebbe concludersi con un radicale rinnovamento dei vertici del regime, e per chiedere il ritorno del Dalai Lama. Il bilancio è stato reso noto da Lobsang Choedak, portavoce del governo del Tibet in esilio nello Stato settentrionale indiano dell'Himachal Pradesh, dove risiede ufficialmente il Dalai Lama. Le sei immolazioni in 24 ore segnano la più intensa ondata di questo tipo di protesta da quando è diventata una pratica comune, nel marzo 2011. Il totale delle vittime è salito così a 68, di 54 delle quali è stata accertata la morte, due nelle ultime 48 ore. Tra gli immolati c'è anche una donna e tre monaci minorenni. Secondo le informazioni diffuse dalle organizzazioni che si battono per i diritti dei tibetani, le immolazioni, con almeno due vittime accertate, sono avvenute mercoledì nella prefettura di Ngaba (Aba per i cinesi), nella provincia occidentale cinese del Sichuan, nella prefettura di Malho (Huanghan) della provincia del Qinghai e in quella del Tibet. Nel Sichuan si sono immolati tre monaci minorenni, Dorje di 15 anni, Samdrub di 16 e Dorje Kyab di 16, che si sono dati fuoco dinanzi ad una stazione di polizia urlando slogan per il Tibet libero e il ritorno del Dalai Lama. Dei tre uno è morto sul colpo e gli altri due sono in ospedale. A Malho è invece morta Tamdrin Tso, una giovane mamma di 23 anni che si è immolata nel mercato. Il suo gesto ha portato in strada tremila persone, che hanno manifestato contro l'occupazione cinese.