Wall Street non brinda Fitch: "tripla A" a rischio
NEW YORK Wall Street affonda nel giorno di Barack Obama, al quale riserva un'accoglienza gelida con le banche in deciso calo sulla scia dei timori di una nuova stretta delle regole che le penalizzerebbe. E a meno di 24 ore dalla vittoria alle elezioni, gli lanciano un avvertimento, che suona come una vera minaccia, anche le agenzie di rating: il debito deve essere stabilizzato, altrimenti gli Usa rischiano un declassamento e la perdita della "tripla A". Gli occhi sono dunque già puntati sulla prima sfida che il presidente americano Barack Obama si troverà ad affrontare, il "fiscal cliff" ovvero l'avvio di tagli automatici alla spesa e l'aumento delle tasse per il 90% delle famiglie americane che scatteranno fra la fine dell'anno e l'inizio del 2013. Previsto dall'accordo sull'aumento del tetto del debito del 2011, il fiscal cliff era stato deciso per spingere il Congresso a trattare e a trovare un compromesso, spezzando l'empasse e il braccio di ferro che hanno paralizzato Washington e che sono costati agli Stati Uniti il primo downgrade della loro storia, con Standard & Poor's che li ha privati della valutazione più alta. E un altro downgrade potrebbe essere all'orizzonte se non sarà superato appunto il fiscal cliff, in una battaglia che anche in questa circostanza si presenta difficile con il Congresso che, come nel 2011, è spaccato in una camera a maggioranza repubblicana e un senato democratico. Gli Stati Uniti - avverte Moody's - devono stabilizzare il debito o perderanno il proprio rating e saranno declassati ad "AA1". Una decisione in questo senso - aggiunge l'agenzia - dipenderà dalla velocità di riduzione del debito: se le trattative per stabilizzarlo non andassero a buon fine, potrebbe essere deciso un taglio. Dello stesso tono l'avvertimento di Fitch: se il fiscal cliff non sarà risolto gli Stati Uniti rischiano la tripla A. Per Obama la «sfida è attuare un piano di riduzione del debito credibile» e la priorità è raggiungere un accordo con obiettivi chiari e misure specifiche per riportare i conti pubblici americani su un percorso sostenibile. Un'intesa è necessaria per scongiurare una «recessione non necessaria ed evitabile», oltre a un aumento del tasso di disoccupazione sopra il 10%. E sono gli avvertimenti delle agenzie di rating, insieme alle parole del presidente della Bce Mario Draghi su un rallentamento europeo e ai timori di nuove norme stringenti per le banche sotto Obama che pesano sui listini americani: se da un lato la fine delle elezioni e la scelta del presidente fanno tirare un respiro di sollievo perché danno certezze anche sulla politica monetaria, dall'altro la finanza Usa trema all'idea di nuove regole da parte di un'amministrazione che deve ancora attuare del tutto la riforma di Wall Street. Le banche sono le più penalizzate negli scambi, registrando perdite superiori alla media dei listini. Bank of America perde il 6,4%, Morgan Stanley cede il 7,9%, JPMorgan il 4,66%, Citigroup il 4,73% e Goldman Sach il 5,21%. Le cose non sono andate meglio sulle piazze europee, dove la crisi peggiora e contagia l'economia della Germania, come avvertono la Ue e il presidente della Bce Mario Draghi. Le Borse europee vanno così in rosso e si fanno poi più pesanti con Wall Street e alla fine e bruciano 100 miliardi di euro. Risale anche lo spread fra Btp e Bund che torna sopra i 350 punti.