Ristorante alla bocciofila nel mirino della Finanza
VALENZA La Guardia di Finanza di Valenza accusa l'associazione dilettantistica bocciofila Belvedere di Valenza (sede in via Michelangelo 17), di non aver denunciato al fisco ricavi per oltre 646 mila euro, con più di 50 mila euro di Iva evasa e due lavoratori utilizzati in nero. Il Comune, proprio in seguito agli accertamenti della Finanza, ha ordinato la sospensione immediata dell'attività chiudendo il ristorante aperto dalla stessa Bocciofila e che secondo l'autorizzazione avrebbe dovuto servire solo i soci. Invece, stando agli elementi raccolti dalle Fiamme gialle valenzane, il locale non solo serviva clientela esterna, ma ometteva anche di segnalare regolarmente gli incassi e di pagarci sopra le tasse. Una doppia violazione che ha portato il dirigente del Comune, Roberto Melgara a predisporre un'ordinanza a carico del presidente pro tempore della Bocciofila, il 73enne Bruno Amisano, residente a Valenza: nel provvedimento si contesta il fatto che nel circolo dell'associazione veniva effettuata attività di ristorazione aperta al pubblico, ovvero a persone diverse dai soci; e poiché la convenzione, stipulata tra il Comune e la Bocciofila aveva stabilito che i fabbricati esistenti e le aree esterne, dovevano essere adibiti esclusivamente ad attività sportivo-ricreative e a servizi accessori e in nessun caso essere adibiti a struttura di ristorazione aperta al pubblico, è stata disposta la chiusura dell'attività. La vigente normativa, infatti, consente agli enti non commerciali, quale appunto la Bocciofila, di svolgere anche attività di carattere commerciale, purché non ne derivi un lucro per i soci: i guadagni di tali attività devono cioè essere reinvestiti nell'associazione. Solo a questa condizione, gli eventuali guadagni conseguiti dall'ente non commerciale possono beneficiare di una tassazione agevolata, giustificata dalle finalità sociali perseguite.