Corruzione, da oggi norme più severe
di Gabriele Rizzardi wROMA Via libera definitivo, tra i mugugni dell'Idv, al disegno di legge anticorruzione. Il tormentato provvedimento, sul quale il governo ha incassato due giorni fa la fiducia, è stato approvato ieri in via definitiva dalla Camera. I sì sono stati 480, i no 19 (tutti i dipietristi più Luca D'Alessandro del Pdl) e 25 gli astenuti (10 deputati Pdl, un leghista, 3 di Popolo e Territorio, 4 del gruppo misto e i radicali). «Si può sempre fare di più ma non ci sono stati compromessi politici al ribasso. In questo provvedimento si doveva regolare il fenomeno della corruzione», precisa il ministro della Giustizia, Paola Severino, con buona pace per Di Pietro che chiede al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di non firmare la legge e di rinviarla alle Camere. Un sì con riserva viene dal Pd, che con Donatella Ferranti parla di un «primo passo importante» ma poi ricorda che il provvedimento non dice nulla sul voto di scambio, sulla riforma del falso in bilancio e sull'autoriciclaggio. Alla fine a favore del testo ha votato anche la Lega che due giorni fa ha votato no alla fiducia. Molte le novità introdotte dalla legge. Il traffico di influenze. Nel capitolo corruzione e concussione si introduce il traffico di influenze illecite che riguarda i i lobbisti che agiscono fuori dalle regole e i mediatori "opachi" che assediano i palazzi della politica. Le pene previste per chi sfrutta le sue relazioni con il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio per farsi dare o promettere denaro o altro vantaggio patrimoniale quale contropratuita della mediazione illecita o per remunerare il pubblico ufficiale, è punito con il carcere da 1 a 3 anni. La corruzione. Quella tra privati (che sostituisce l'articolo 2635 del Codice civile) è punita con il carcere da 1 a 3 anni e riguarda gli amministratori e gli alti dirigenti che a seguito della dazione o della promessa di denaro, ma anche di favori, omettono atti che possono danneggiare la società. Le pene sono raddoppiate se si tratta di società quotate in Borsa. La corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio è punita con il carcere da 4 a 8 anni (oggi si va da 2 a 5 anni) mentre la corruzione per l'esercizio della funzione punisce il pubblico ufficiale con la reclusione da 1 a 5 anni. Per la corruzione in atti giudiziari sono invece previsti da 4 a 10 anni di carcere. La concussione. Il reato viene sdoppiato. La concussione viene riconosciuta e punita, con la reclusione da 6 a 12 anni, solo quando un pubblico ufficiale costringe un altro soggetto a pagare. La corruzione diventa invece «indebita induzione» se chi paga la tangente non è stato costretto: la pena massima per l'incaricato di pubblico servizio è di 8 anni anziché 12 (facendo scattare una riduzione dei tempi di prescrizione di 5 anni) mentre chi ha pagato la tangente ora rischia fino a tre anni di carcere. Per il peculato la pena va da 4 a 10 anni mentre per l'abuso d'ufficio sono previsti da 1 a 4 anni. Via i condannati. Il disegno di legge delega il governo a disciplinare l'incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva per reati gravi e per reati contro la pubblica amministrazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA