Avetrana, lo zio Michele sceglie il silenzio
TARANTO Zio Michele ha scelto il silenzio. A poche ore di distanza dalle interviste rilasciate a tv nazionali e locali, Michele Misseri ha preferito fare scena muta davanti alla Corte d'Assise di Taranto, al processo per l'omicidio della nipote Sarah Scazzi. Al presidente della Corte che gli chiedeva se volesse sottoporsi all'esame, l'agricoltore di Avetrana, imputato di concorso in soppressione di cadavere e di un paio di reati minori, ha risposto «per il momento no». Poi, quando il presidente gli ha ricordato che era quello il momento, ha replicato «mi avvalgo della facoltà di non rispondere», ed è tornato tra i banchi, alle spalle della figlia Sabrina e della moglie Cosima Serrano, accusate del delitto della ragazzina. Agli atti del processo restano dunque le diverse versioni fornite da Misseri, tre nella sostanza, almeno sette se si tiene conto delle diverse ricostruzioni dell'omicidio. Da quella con la quale si autoaccusava di ogni cosa, datata 6 ottobre 2010, quando fece ritrovare anche il corpo della povera Sarah, alla chiamata in correità della figlia Sabrina del 15 ottobre, all'accusa del 4 novembre, sempre alla figlia, di aver ucciso lei la cuginetta, sino a tornare ad addossarsi tutte le responsabilità, a partire dai primi mesi del 2011. Oggi toccherà proprio a Sabrina e alla madre Cosima (quest'ultima mai tirata in ballo da Misseri) rispondere alle domande, ma dopo quanto accaduto ieri, tutto fa pensare che anche le due principali imputate del processo sceglieranno di tacere. L'udienza di ieri è stata catalizzata per ore dal tentativo della difesa di Sabrina di scardinare il processo. È stato il professor Franco Coppi a tirare fuori dal cilindro la richiesta di dichiarare inutilizzabili le numerose parti del verbale dell'incidente probatorio del 19 novembre 2010, nelle quali Misseri accusa del delitto la figlia. Secondo il legale, in quella circostanza (un «anticipo» del processo) Misseri non sarebbe stato avvertito del fatto che, accusando altre persone, sarebbe potuto diventare testimone del processo, oltre che imputato. In subordine, Coppi ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla stessa circostanza. Alle sue richieste si è opposta la procura: se fossero state accolte dalla Corte, sarebbe saltato uno dei cardini dell'accusa; se fosse stata ritenuta fondata, invece, l'eccezione di legittimità costituzionale, la Corte avrebbe dovuto rimettere gli atti alla Consulta, e il processo sarebbe stato sospeso con stop temporaneo ai termini di prescrizione e di custodia cautelare. Dopo cinque ore e mezza di camera di consiglio, la Corte ha rigettato la richiesta di rendere inutilizzabile il verbale e dichiarato «manifestamente infondata» la questione di legittimità costituzionale. Ieri in aula non c'era Concetta Serrano, la mamma di Sarah, la cui presenza è prevista per oggi.