La "tempesta perfetta" scuote New York

di Andrea Visconti wNEW YORK Un uragano della potenza di Sandy New York non l'aveva mai vissuto. Si è abbattuto sulla Grande Mela nella notte fra lunedì e martedì dopo avere toccato terra a sud della metropoli lungo la linea di confine fra lo stato del New Jersey e quello del Delaware. Quanti danni abbia fatto si incomincerà a saperlo solamente nelle prossime ore. Le compagnie d'assicurazione fanno proiezioni complessive nell'ordine di dieci miliardi di dollari. Ma una cosa è certa: la paura è stata tanta e ha riguardato milioni di americani in una vasta area costiera che si estende dal North Carolina al Connecticut. «Il mio messaggio è molto semplice: per favore ascoltate quello che vi dicono le autorità competenti nel vostro stato», aveva detto ieri Barack Obama. «Se ignorate l'ordine di evacuare non farete altro che mettere in ulteriore difficoltà le squadre di pronto intervento creando superiori rischi». Fortissimo l'impatto di Sandy su New York che per la seconda volta in poco più di un anno ha dovuto fare i conti con un uragano di enorme portata. Ma rispetto a Irene, che colpì Brooklyn alla fine di agosto del 2011, Sandy questa volta è stato assai più spaventoso. Se i danni non sono stati più devastanti è perché l'amministrazione Bloomberg aveva fatto di tutto per preparare la città la peggio. Domenica sera il servizio di metropolitana e degli autobus pubblici era stato interamente sospeso. In questo modo la stragrande maggioranza della popolazione era stata praticamente costretta a non andare a lavorare. Meglio stare a casa per non mettere a dura prova le infrastrutture cittadine col rischio di milioni di persone nel centro congestionato di Manhattan mentre pioggia e vento diventavano sempre più pericolosi. Intanto erano state evacuate zone costiere della città, con circa 350 mila persone che avevano avuto ordine di abbandonare le loro abitazioni. Chiusi i tre aeroporti della città dopo che le compagnie aeree avevano sospeso a tempo indeterminato tutti i voli in arrivo e in partenza. Chiusi anche i tunnel e i ponti per l'accesso alla città. New York era pressoché paralizzata con quasi tutte le attività commerciali bloccate. Chiusi negozi, bar, ristoranti. Chiusi uffici pubblici, scuole e biblioteche. Luci spente in tutti i teatri di Broadway. Insomma, una città spettrale dove prima ancora che nel tardo pomeriggio cominciassero le terribili raffiche di vento le strade erano deserte. Pochissime le vetture private in circolazione. Per strada solamente decine di taxi gialli, alcuni dei quali hanno approfittato della situazione d'emergenza facendo pagare cifre maggiorate per le corse. Nonostante i tentativi di preparare la città al peggio, New York si è trovata davanti a situazioni imprevedibili. A metà giornata ad esempio mentre il vento cominciava a ululare una gru in cima a un grattacielo nel centro di Manhattan si era ripiegata pericolosamente su sè stessa. Era in cima a un palazzo in costruzione nel cuore pulsante della città, un grattacielo che una volta ultimato sarà il più alto edificio residenziale di New York. L'area limitrofa è stata immediatamente bloccata dalle transenne della polizia mentre le telecamere delle tv locali mandavano in onda in diretta le immagini inquietanti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA