La morte non accidentale di Enrico Mattei

Una commemorazione organizzata dal Comune, in collaborazione con l'Associazione pionieri e veterani Eni, nel sacrario dove cadde l'aereo del presidente Enrico Mattei. Si terrà oggi per ricordare i 50 anni dalla morte di Mattei. Si inizia alle 11 con una messa officiata dal vescovo di Pavia Giovanni Giudici, messa che sarà concelebrata dal parroco di S. Donato Milanese, don Pietro Zaupa. Al termine saranno posate le corone . Alle 12 inizierà la commemorazione ufficiale con gli interventi del sindaco di Bascapè, Emanuela Curti, del presidente della Provincia Daniele Bosone e del presidente dei partigiani cristiani. Dopo il buffet, nel pomeriggio alle 13, aprirà la mostra dei dipendenti Eni Roberto Golinelli e Giovanni Scarpanti, che terranno anche una tavola rotonda sul presidente scomparso. «Con Il ricordo di questo 50° anniversario abbiamo voluto dare una voce a Bascapè – spiega il sindaco Emanuela Curti –, un paese che non ha avuto evidenza, è passato in sordina nonostante sia stato il luogo in cui si è consumata una tragedia, voluta o causata che sia. Sono passati 50 anni da quando i cittadini di Bascapè, intervistati sulla tragedia, sostennero la tesi dell'esplosione in cielo. Ma la verità è stata volutamente nascosta, finchè gli ultimi esami hanno definito finalmente i frammenti di scoppio. Quindi non si può dimenticare la giornata del 27 ottobre, anche se quest'anno abbiamo ricordato Mattei con una Via Crucis, ad aprile, e con un concerto, l'8 settembre. E oggi terremo quest'ultima commemorazione per cui si stima la presenza di circa 400 persone». di Carlo E. Gariboldi wBASCAPE' Le foto scattate dall'agenzia Ansa sono ingiallite da tempo e il memorial realizzato dall'Eni a Bascapè, più o meno dove cadde il bireattore Morane Saulnier, è stato ripulito solo perché oggi si celebra il 50° anniversario dell'assassino di Enrico Mattei. Fondatore dell'Eni, comandante partigiano, leader democristiano, Mattei era l'uomo più potente d'Italia. Almeno così scrisse il New York Times dieci giorni dopo la tragedia di Bascapè. In effetti Mattei era in grado di condizionare le scelte di governi e parlamento e di influire in modo decisivo sull'elezione di Giovanni Gronchi a presidente della Repubblica. Il presidente dell'Eni conduceva una sua politica estera che gli consentiva di dialogare con sovietici e cinesi, di stringere rapporti con il presidente egiziano Nasser e di nascondere a Roma un amico, il mitico Ahmed Ben Bella che, nel 1962 diventerà primo presidente dell'Algeria liberata dall'occupazione coloniale francese. I cinquant'anni dalla morte violenta di Mattei si prestano a diverse riflessioni amare.In primo luogo solo ora storici e giornalisti stanno rivalutando il ruolo di Mattei che, da commissario liquidatore dell'Agip convinse De Gasperi e mantenere un'azienda petrolifera di Stato e, nel 1953, ne ampliò obiettivi e, diremmo ora, mission. Mattei comprese prima di tutti che anche l'Italia, Paese senza materie prime, doveva operare nel settore dell'energia. Combattè contro le grandi potenze petrolifere che all'epoca governavano il mercato. Per gli americani era un auntentico nemico. Cercarono di fermarlo in ogni modo. Solo dopo l'insediamento dell'amministrazione di John Fitzerald Kennedy (siamo nel 1961) gli Usa capirono che bisognava trattare con Mattei. Questa verità, provata da documenti pubblicati da anni dallo storico dell'Università di Bari Nico Perrone, fa fatica a imporsi. La figura del presidente dell'Eni, fatto salvo il film, bello e ambiguo di Francesco Rosi (Il caso Mattei, vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes nel 1972) in realtà è stato vittima di una grande operazione di oblio collettivo. Tacciato - solo in parte giustamente - da Indro Montanelli di essere l'inventore della politica mazzettara, è stato in realtà il fondatore di quella che ancora oggi è la più grande impresa italiana. Se l'Eni è al 17° posto del Fortune Global 500, che indica le più grandi aziende al mondo, è solo merito del fondatore. Non a caso l'associazione antimafia Libera lo annovera tra gli italiani da non dimenticare. Il 27 ottobre di cinquanta anni fa volava con il pilota Bertuzzi e il giornalista Usa McHale da Catania a Milano. Il giorno dopo avrebbe inaugurato la raffineria di Sannazzaro de' Burgondi. Nel 1966 il sostituto procuratore Edgardo Santachiara archiviò il caso come un incidente aereo, 30 anni dopo il pm Calia ipotizzò depistaggi e occultamenti da parte della commissione d'inchiesta nominata da Andreotti, ma anche da parte dell'Eni del successore Eugenio Cefis. Anche quell'inchiesta non riuscì a individuare né mandanti, né esecutori. Tre mesi fa la Corte di assise di Palermo ha assolto Totò Riina dall'accusa di aver fatto uccidere Mauro De Mauro, ma ha scritto che il giornalsita fu eliminato, dicono i giudici, perché sapeva qualcosa sulla morte di Mattei. Una morte non accidentale, evidentemente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA