La rabbia del Cavaliere «Questa è una barbarie»
di Maria Berlinguer wROMA «E' la solita giustizia ad orologeria vogliono farmi fuori ma non mi farò da parte». Silvio Berlusconi è ad Arcore quando arriva la notizia della sua condanna a 4 anni di reclusione per evasione fiscale e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Il Cavaliere si aspettava lo «sgambetto» dei pm di Milano, le «toghe rosse» come li chiama da sempre. Anche se ufficialmente dichiara che la «mazzata» è arrivata a ciel sereno. «Ero certo di essere assolto da un'accusa totalmente fuori della realtà, è una condanna politica incredibile e intollerabile», dice. Sono l'interdizione dai pubblici uffici e il versamento a titolo di provvisionale di 10 milioni di euro che i giudici hanno stabilito a farlo arrabbiare di più. «Non sono la rapina del secolo ma del millennio, dopo i 564 che ho dovuto dare a De Benedetti», dice ai Tg. A peggiorare l'umore dell'ex premier il tonfo in borsa di Mediaset che chiude a meno tre per cento. «Mi vogliono eliminare ma io mi difenderò fino in fondo, certi pm ce l'hanno sempre avuta con me, da sempre gettano fango» spiega ai suoi tutti schierati in difesa del leader, a poche dal voto in Sicilia. Di certo Berlusconi non si tirerà indietro proprio ora. Ha annunciato di non voler più correre come candidato per la premiership del centrodestra ma a lasciare la politica non ci pensa proprio. Qualcuno dei suoi addirittura ipotizza un ripensamento. Il Cavaliere per un attimo avrebbe persino pensato di ricandidarsi. Parenti e amici però gli hanno fatto presente che da semplice senatore potrà contare sull'immunità parlamentare e avrà anche maggiore libertà di muoversi per difendersi. «Non si può andare avanti così, dobbiamo fare qualcosa: quando non si può contare sull'imparzialità in un Paese questo Paese diventa incivile, barbaro e invivibile e cessa di essere una democrazia: è triste ma oggi il nostro Paese è così», si sfoga ai microfoni di Studio aperto. Il Cavaliere insiste sulla sua innocenza. «Ho subito più di 60 procedimenti, più di mille magistrati si sono occupati di me: il mio gruppo ha avuto 188 visite della polizia giudiziaria e della Guardia di Finanza, ci sono state 2666 utenze in questi 18 anni e abbiamo dovuto spendere più di 400 milioni in parcelle di avvocati e consulenti», racconta. Sono i figli di primo e di secondo letto i primi che lo chiamano. Marina, la primogenita, che Carlo Rossella vede come sua erede politica, ieri ha concesso un'intervista per commentare il passo indietro deciso dal padre. «Quello che hanno fatto certi magistrati è incompatibile con le regole di una democrazia autentitca e compiuta, ne va il futuro di tutti noi» dichiara profeticamente al Corriere la presidente della Mondadori 24 ore prima della condanna del padre. Anche Pier Silvio, da tempo in rotta con il padre per contrasti sulla gestione di Mediaset, questa volta fa quadrato. Con Berlusconi ci sono i vecchi amici di sempre. Fedele Confalonieri, assolto nello stesso processo in cui era imputato Silvio, tramite i suoi legali fa sapere di essere contento per l'assoluzione ma molto dispiaciuto per la condanna dell'amico. Ennio Doris, il banchiere amico e socio di sempre, il primo a spingerlo a fare un passo indietro lasciando spazio ai giovani, per consolare Silvio gli consiglia di partire insieme per una vacanza. Torneranno in Kenya, nello splendido resort di Malindi di Flavio Briatore, amico di entrambi. Dieta ferrea e passeggiate per tornare in forma e dare battaglia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA