«Sistema Pavia» è interdisciplinarietà
Abbiamo chiesto a un gruppo di professori dell'ateneo pavese di aiutarci a vedere meglio ciò che abbiamo in casa e che sappiamo portare nel mondo per guardare oltre la crisi. di RICCARDO BELLAZZI* Camminando per le strade di Pavia rimango sempre affascinato dal suo centro carico di storia e di cultura. Due passi tra i cortili dell'Università sono un ricostituente di quiete e appagamento personale. La connessione wireless nel cortile delle magnolie mi permette di notare come presente e passato si possano coniugare a meraviglia. Avendo la fortuna di lavorare con colleghi di sedi universitarie prestigiose, che ci sopravanzano anche di centinaia di posti nelle famigerate classifiche internazionali, posso facilmente fare dei confronti e in pochi casi ho trovato un contesto così potenzialmente favorevole a creare opportunità legate al mondo della conoscenza come a Pavia. Ci sono almeno tre esperienze personali che mi confermano questa sensazione. Essere stato alunno del Collegio Borromeo mi ha consentito di incontrare studenti di tutti gli indirizzi e provenienze, di confrontarmi con i miei limiti caratterialie di salire un vero e proprio "gradino" culturale. L'essere cresciuto scientificamente in un laboratorio universitario, il laboratorio di Informatica Medica fondato da Mario Stefanelli, aperto all'integrazione di molti saperi, dall'informatica alla medicina, dalla bioingegneria alla filosofia e alla statistica, mi ha consentito di conoscere persone straordinarie, di partecipare a ricerche stimolanti, di valore scientifico e "pratico", e di avere sempre chiari i pregi e i limiti del mio gruppo, immerso nello scenario della ricerca e della competizione internazionale. Infine, l'aver avuto l'opportunità di far nascere un laboratorio di informatica all'interno della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, mi ha permesso di crescere ancora, integrando idee maturate negli anni e spunti completamente nuovi. Interdisciplinarietà e luoghi del sapere rappresentano il filo conduttore di queste esperienze. Termini forti, che devono essere sostenuti con un investimento esplicito, una scelta di campo da parte del «Sistema Pavia». L'interdisciplinarietà è una potenzialità naturale della città e diviene sempre più una necessità per innovare sia nel campo della ricerca sia dell'innovazione tecnologica. Interdisciplinarietà vuol dire anche apertura, apertura verso gli altri a Pavia, apertura verso gli altri fuori Pavia. Troppo spesso si esita, si difendono fantomatiche purezze, certezze acquisite. Anche nel cambiamento, preferiamo che tutto sia basato su meccanismi consolidati, scenari culturali noti. E così perdiamo opportunità, e il mondo guarda altrove. L'interdisciplinarietà si costruisce inluoghi del sapere. Pavia ne ha di magnifici. Ma a quelli esistenti è necessario aggiungerne di nuovi. Abbiamo bisogno che la città non esiti a favorire nuove realtà per le aziende, come il polo tecnologico oggi e il parco tecnologico domani, e che l'Università, gli Irccs pavesi, il Cnr cooperino per formare aggregati, virtuali ma anche reali, luoghi appunto, dove molte competenze si possano incontrare per generare cultura e innovazione. *docente di bioingegneria