Fibronit, il colpo di scena Cardinale: patteggio 5 anni

di Fabrizio Merli w VOGHERA Quando tutto sembrava avviato verso un processo pubblico, con la sola incognita del luogo in cui sarà celebrato, all'udienza preliminare sul caso Fibronit, in Tribunale a Voghera, si è registrato un colpo di scena. L'avvocato Augusto Fierro, difensore di Michele Cardinale, 72 anni, residente a Pino Torinese, ha anticipato la richiesta che si proceda, nei confronti del suo cliente, con il patteggiamento, quantificando la pena in 5 anni di reclusione. Una svolta che ha spiazzato tutti gli altri avvocati, tanto i difensori quanto i legali di parte civile. Per questo, su richiesta di alcuni difensori, il giudice dell'udienza preliminare ha rinviato l'udienza al prossimo 12 novembre, fissando nel 5 novembre il termine ultimo per il deposito di eventuali altre istanze di patteggiamento. Naturalmente, la semplice richiesta di procedere con questo rito non è sufficiente, dal momento che la legge prevede che il pubblico ministero presti il consenso. E i due sostituti che stanno seguendo il caso, Giovanni Benelli e Valentina Grosso, a questo punto discuteranno delle scelte da adottare con il capo della Procura, Francesco De Socio. Michele Cardinale è stato consigliere della Cementifera italiana Fibronit dal 1977 al 1981, consigliere della Finanziaria Fibronit dal 1981 al 1987, amministratore delegato della Finanziaria Fibronit dal 1987 al 1996 e amministratore delegato della Fibronit Spa dal 1981 al 1985. Anche nei suoi confronti sono state formulate le accuse di disastro doloso e omicidio colposo plurimo per i tanti decessi avvenuti a Broni. Secondo Andrea Costa, l'avvocato che assiste Legambiente come parte civile, «si tratta della prima incrinatura della linea difensiva che, fino a quel momento, era apparsa unita nelle strategie processuali». Inizialmente, infatti, tutti i difensori avevano chiesto che si procedesse con il rito abbreviato, condizionato allo svolgersi di nuove perizie medico legali e tecniche. Il Gup, Luisella Perulli, aveva però respinto questa istanza. Ieri mattina, i Pm avevano già formulato la richiesta di rinvìo a giudizio. Poi, quando la parola è passata alle difese, è giunto il colpo di scena. Chi non concorda con questa linea è Silvio Mingrino, presidente di Avani, l'Associazione vittime amianto nazionale d'Italia. «Ribadiamo – ha scritto in un comunicato stampa – la richiesta che non ci sia nessuno sconto di pena per chi verrà ritenuto responsabile di questa immane tragedia». Mingrino attacca poi la Cgil, chiedendosi come mai a Casale Monferrato, nel 1987, non abbia consentito la riapertura della Eternit e a Broni si sia atteso il 1992.