Terremoto, la Grandi Rischi si dimette

ROMA Dalle dimissioni dei vertici della commissione Grandi Rischi, alla paralisi delle attività della Protezione Civile. Queste le prime conseguenze delle condanne per il terremoto dell'Aquila che hanno lasciato sotto choc la comunità scientifica internazionale. A prospettare il blocco «delle attività di previsione e prevenzione» è stato ieri il Dipartimento della Protezione civile perché «è facile immaginare l'impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori». Il rischio, sottolinea, «è che si regredisca a oltre vent'anni fa, quando la Protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta. Oppure che chi è incaricato di valutare finisca per alzare l'allerta al massimo livello ogni qualvolta i modelli previsionali forniscano scenari diversificati, generando una crescita esponenziale di allarmi che provocheranno assoluta sfiducia nei confronti di chi li emette o situazioni di panico diffuso tra la popolazione». Tra le conseguenze che si stanno già ripercuotendo sul servizio nazionale di Protezione civile a seguito della sentenza ci sono intanto le dimissioni dei vertici della Grandi Rischi. «Non vedo più le condizioni per lavorare serenamente» ha detto Luciano Maiani motivando la sua decisione di lasciare la presidenza insieme al presidente emerito, Giuseppe Zamberletti, e al vicepresidente, Mauro Rosi. Dimissioni seguite a ruota da quelle di tutti i vertici della Grandi Rischi. Nelle stesse ore la sentenza veniva attaccata dagli scienziati americani della Union of Concerned Scientists, una influente Ong statunitense, che nel definirla «assurda e pericolosa» hanno auspicato un intervento del presidente Napolitano. Indignato Tom Jordan, responsabile del Centro terremoti per il sud della Californiac che ha presieduto la Commissione Internazionale sulla Previsione dei Terremoti, riunita all'Aquila dopo il disastro: «Se mi avessero chiesto di prevedere la possibilità che avvenisse un terremoto più forte, anche io avrei scommesso contro. In situazioni del genere, a chi tocca decidere cosa fare? E' incredibile che scienziati che stavano solo tentando di fare il loro lavoro siano stati condannati». E la pensano così anche i suoi colleghi giapponesi. «Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa» ha dichiarato Shinichi Sakai, dell'Earthquake Research Institute di Tokyo. Una sentenza «rigida, da choc» che impedirebbe in Giappone di «accettare qualsiasi incarico in commissioni di esperti vista la possibilità di condanna» è stato poi il commento Koshun Yamaoka, dell'Università di Nagoya. Ma le sette condanne a sei anni per aver sottovalutato il pericolo, dividono il mondo politico. «Il ruolo dellas cienza non è quello d ella politica - dice il ministro dell'Ambiente Corrado Clini - Probabilmente c'è un po' di confusione». Ad augurarsi che la sentenza «venga corretta in secondo grado» è poi il presidente della Camera Fini. E mentre nel Pdl parlano di sentenza «abberrante», per l'Idv invece «la scienza dà ragione ai magistrati». (m.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA