S. Matteo, mancano 18 infermieri pronti 22 contratti per «generici»

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Da oggi al 31 dicembre a 33 operatori socio sanitari del San Matteo scadrà il contratto di lavoro. Ieri il direttore generale, Angelo Cordone, ha firmato la determina per chiamarne in servizio 22. Una battaglia, quella sulla carenza di personale, che i sindacati della fondazione portavano avanti dalla scorsa estate quando era cominciata l'emorragia di operatori nei vari reparti. Uno dopo l'altro gli oss in scadenza di contratto se ne andavano, riversando su chi rimaneva carichi di lavoro sempre più pesanti. «Con questi 22 contratti copriremo i buchi che si vengono a creare in ottobre e novembre – commenta Marco Grignani della Uil – Poi confidiamo in un'ulteriore provvedimento per chi lascerà il posto di lavoro a dicembre». Se è vero che l'emergenza oss è tamponata, i sindacati aprono un nuovo fronte: quello degli infermieri. «Entro la fine dell'anno se ne andranno in diciotto – dice ancora Grignani –. Si tratta di professionisti con esperienza. Lavorano in reparti strategici dove chi arriverà per sostituirli dovrà necessariamente essere formato. E questo richiede un periodo non breve». Tra i primi a cui scadrà il contratto di sono due infermieri della Cardiochirurgia. «Una clinica dove già ora vengono caricate 500 ore di straordinari al mese per mantenere aperti tutti i letti» dicono i sindacati. Altri due se ne andranno da Ematologia, altri dalle sale operatorie e dalla clinica medica. «Per gli infermieri stiamo studiando una soluzione – spiega il direttore sanitario del San Matteo, Pasquale Pellino –. Sugli oss invece abbiamo percorso una strada diversa. Il decreto Fornero ci aveva messo in difficoltà perché prevede che dopo tre anni i contratti non possano essere rinnovati alla stessa persona, se non con uno stacco di 90 giorni. A bbiamo richiesto un parere alla Funzione Pubblica. Abbiamo così potuto fare un altro avviso per chiamarli in servizio e garantire la continuità assistenziale». «Ci auguriamo – dice Grignani della Uil – che i tempi tecnici della trasmissione dei nomi degli operatori dalla direzione all'ufficio personale avvenga in tempi brevi perché non si creino discontinuità assistenziali. In Oncoematologia pediatrica stringono i denti da tempo, basta un'assenza per lavorare sotto i minimi livelli assistenziali. Per non parlare del dramma personale di questi lavoratori che magari con il mutuo da pagare e i figli da mandare a scuola, rischiavano di trovarsi senza lo stipendio per tre mesi ». «Siamo soddisfatti – commenta anche Domenico Mogavino della Cisl – Finalmente si è sbloccata la situazione per gli oss. Ma noi monitoreremo la situazione, perché vogliamo sapere a quali saranno assegnati. Vogliamo discutere con la direzione dell'organizzazione del lavoro».