Via Langosco a Pavia, un progetto e tante domande

LA LETTERA Leggo sulla Provincia pavese del 21 ottobre la notizia del "via libera" della giunta comunale pavese alla edificazione di una "palazzina da tre piani, con parcheggi interrati, in via Langosco". L'articolo non precisa dove esattamente l'edificazione sia stata progettata. Il terreno dove anni fa vennero effettuati alcuni lavori di sterro e poi fu invaso da erbacce si stende tra via Langosco e viale Gorizia, ma la dizione della Provincia pavese, che cita solo via Langosco, sembra far pensare a una costruzione che si affaccerà appunto su tale via. In attesa che ci venga spiegato dove il costruttore intenderebbe precisamente collocare la palazzina, chiederei all'assessore di verificare bene, innanzi tutto, l'ancor fortunata omogeneità dell'ambiente che verrebbe interessato dal nuovo intervento. Sciupata, è vero, dalla palazzina di cinque piani che sta sullo sfondo, ma che appartiene a un'altra era geologica (mezzo secolo fa, per la precisione) quando ci si faceva un vanto di buttar giù le vecchie case "come birilli" per fare spazio alla "modernità". Via Langosco, in tutta l'area su cui si affaccia l'antico convento sede mai finita della Biblioteca Civica, presenta viceversa volumetrie che sarebbe poco sensato, penso, alterare con un inserimento non ben calibrato. Leggo, sempre nell'articolo della Provincia, che i tecnici del Comune hanno "evidenziato che parte delle aree da cedere non è idonea a perseguire l'interesse pubblico". La formula, a un ignorante come me, dice poco. Se una "parte" non è "idonea", a naso un ignorante è portato a pensare che un'altra parte idonea lo sia. Ma allora, si cede una parte di area in via Langosco che "a perseguire l'interesse pubblico" idonea lo sarebbe? E se sì, quale? Sempre da ignorante, mi viene il sospetto che l'area in discorso sia potenzialmente, eccome!, di "interesse pubblico", perché contigua a quella che dovrebbe essere la sede della Civica Biblioteca e, come tutti sanno, i libri tendono ad occupare spazio in misura sempre crescente, sicché spazi vuoti e utilmente edificabili per farci stare i libri sarebbero fondamentali in una progettualità di respiro non corto, per non dire cortissimo. Si chieda, tanto per restare in casa pavese, ai responsabili della Biblioteca Universitaria, che da anni hanno dovuto "uscire" coi loro magazzini dalla sede di Strada Nuova, o alla Camera di Commercio, che il suo archivio ha dovuto andare a collocarlo addirittura fuori Pavia. Che poi in un momento di forte contrazione del mercato anche edilizio si avviino progetti come questo non può che farmi piacere. Beninteso purché non si tratti del solito problema di collocare capitali vagabondi in imprese anche non immediatamente proficue. Di edificato invenduto in città mi sembra ce ne sia già parecchio, o da ignorante sto di nuovo sbagliando? prof. Giulio Guderzo Università di Pavia