Corruzione, l'Italia come il Ghana
di Nicola Corda wROMA Con il Ghana e la Macedonia al sessantanovesimo posto. E' il posto occupato dall'Italia nella classifica internazionale sul tasso di corruzione percepito nel Paese, stilato dall'associazione non governativa «Transparency International». Un indice citato nel libro bianco, presentato ieri dai ministri della Giustizia Severino, dell'Interno Cancellieri e della Pubblica Amministrazione Patroni Griffi. La corruzione «mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall'estero, determina quindi, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese» scrive Monti nell'introduzione al rapporto. Un problema non solo di legalità ma, soprattutto, per l'esecutivo il fenomeno «presenta altissimi costi economici e sociali» e per questo indirizza la sua azione sul doppio binario della prevenzione e repressione. Più corruzione e meno denunce, i numeri allarmanti in progressivo aumento, rilevati nel dossier della commissione incaricata dal governo e coordinata dal magistrato Roberto Garofoli. Le opere pubbliche costano il 40 per cento in più, le imprese che pagano tangenti crescono del 25 per cento in meno, la corruzione vale diversi miliardi di euro e dissangua le casse dello stato. Non solo. Per il rapporto, il malaffare e l'infedeltà di chi gestisce risorse e acquisti ora colpisce anche le aziende private anche se il cittadino assegna il primato alla corruzione della politica. Per questo il governo si prepara a un'azione a tutto campo considerando prioritario il contrasto al fenomeno che inquina le istituzioni e condiziona la crescita del Paese. Il disegno di legge Severino, giunto all'ultima boa dell'approvazione di Montecitorio, è «il primo passo, la base che dovrebbe dare il via a interventi successivi». Il ministro Anna Maria Cancellieri fa capire che le norme della delega che vieta ai condannati con pene superiori a due anni di candidarsi, saranno pronte prima possibile, per renderle efficaci dalle prossime elezioni. Più cautela per le regole sul voto di scambio e sull'aumento dei tempi della prescrizione per i quali era circolata la voce di un possibile decreto ad hoc. Il ministro della Giustizia Severino, spiega che il governo è pronto a prendere in esame le due materie ma che «le norme penali sono l'extrema ratio e vengono applicate quando il sistema di prevenzione non ha funzionato». Il rapporto suggerisce anche gli interventi per evitare discrezionalità e impedire illeciti ai funzionari e dipendenti pubblici. Tra le soluzioni indicate la creazione di una 'black list' delle stazioni appaltanti che hanno fornito occasioni d'illeciti accanto a una lista d'imprese modello o, ancora, la formulazione di 'bandi di gara-tipo' cui attenersi per evitare che siano modellati su misura per il corruttore. Nell'azione di prevenzione ci sono anche le ispezioni casuali nella pubblica amministrazione anche senza segnalazioni particolari. Sul fronte della prevenzione, il rapporto assegna una grande efficacia anche a un codice di condotta per funzionari e dipendenti pubblici, ispirato alla buona amministrazione e all'etica, che indichi comportamenti negativi anche se non puniti penalmente. Azioni che se messe in pratica anche, solo in parte, sarebbero una vera rivoluzione per il sistema pubblico, dagli uffici che ricevono i cittadini fino alle grandi commissioni d'appalto. Un lavoro enorme, che attende alla prova specialmente il ministro Patroni Griffi. Ieri ha annunciato lo stralcio dalla legge di stabilità della figura del commissario anticorruzione, ma ha ricordato che nella legge delega in corso di approvazione, ci sono altri strumenti normativi che consentiranno di «restituire alla pubblica amministrazione trasparenza, qualità e autorevolezza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA