Ambrosoli non si candida per il Pirellone
MILANO Ha tentato di convincerlo anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ma dopo lunghe riflessioni - "mumble... mumble", come le ha definite lui su Twitter - Umberto Ambrosoli ha deciso di rinunciare alla candidatura di presidente della Regione Lombardia per il centrosinistra. Quarantun anni, sposato, padre di tre figli, Ambrosoli, avvocato, consigliere indipendente di Rcs Mediagroup (la società che edita il Corriere della Sera) e collaboratore anticorruzione della giunta Pisapia, è soprattutto il figlio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso su ordine del banchiere Michele Sindona l'11 luglio 1979. Ambrosoli ha spiegato la sua rinuncia con la mancanza di tempo per costruire il progetto, il programma e la squadra, il tutto nella condivisione con i partiti della coalizione. Dopo gli scandali che hanno travolto la giunta regionale, ultimo l'arresto dell'assessore Domenico Zambetti, accusato di avere acquistato voti dalla 'Ndrangheta, Umberto Ambrosoli poteva essere un candidato anche simbolicamente forte per il centrosinistra che non ne ha mai trovato uno in grado di opporsi a Roberto Formigoni. In questi anni ha girato l'Italia per tenere alta la memoria del padre "l'eroe borghese", come scrisse Corrado Stajano, ucciso dalla mafia. Non ha mai aderito ad un partito ma è sempre stato in prima fila nelle battaglie della società civile contro il malaffare della politica e la corruzione. Proprio in questi giorni, dopo gli scandali del Lazio e della Lombardia, non ha esitato a dire che il Paese si trova di fronte a una crisi del sistema politico e amministrativo nel suo complesso, e si è dichiarato d'accordo con il ministro Severino che ha parlato di "Tangentopoli due". Salta così il candidato che, in tempi di rottamazione e di sentimenti antipartitici, poteva coagulare attorno al centrosinistra lombardo l'ex popolo di Mani Pulite e quello che a Milano ha portato a Palazzo Marino Giuliano Pisapia. La prova che Ambrosoli poteva essere il candidato giusto arriva da Twitter: «Ripensaci» hanno postato in molti e poi «Peccato» è stato un altro commento e ancora «Peccato davvero, eri una bella persona». Adesso il centrosinistra deve attrezzarsi per trovare un candidato altrettanto credibile. Resta sempre in piedi l'ipotesi Alessandra Kustermann, primario di ostetricia e ginecologia della clinica Mangiagalli di Milano, che si è detta disponibile. Poi è in campo l'ipotesi Pippo Civati, ex "rottamatore", e quella di Bruno Tabacci che corre alle primarie nazionali del centrosinistra e attualmente è assessore al bilancio in comune a Milano. Nell'area Renzi si sono invece fatti i nomi di Giorgio Gori e di Lorenzo Guerini, sindaco di Lodi. L'idea prevalente, però, è quella di identificare un nome in grado di allargare il più possibile la coalizione come, nel centrosinistra sono certi, avrebbe fatto Umberto Ambrosoli.