Musica inedita per la riapertura

PAVIA È il compositore pavese Giovanni Albini, 30 anni, l'autore delle musiche che accompagneranno in prima assoluta la liturgia del solenne pontificale del vescovo Giovanni Giudici oggi alle 15.30. L'esecuzione della parte corale della messa (a otto voci) sarà affidata al coro della facoltà di musicologia di Cremona, diretto dalla professoressa Ingrid Pustijanac, mentre i passi dell'antifona prevederanno la partecipazione di tutta l'assemblea, rafforzata dai venti coristi del coro diocesano, diretto da don Riccardo Santagostino Baldi. «A loro, per l'intenso lavoro di studio della mia composizione, e al vescovo Giudici per la fiducia accordatami, va tutta la mia gratitudine», dice Albini. Come comincia l'avventura? «Tutto è iniziato quasi tre anni fa. Parlando con il nostro vescovo avevo segnalato il mio desiderio e la mia disponibilità a comporre qualcosa per l'evento. Qualche mese più tardi l'incarico ufficiale di comporre le musiche per la messa solenne. Scrivere una messa musicale ad uso liturgico è al giorno d'oggi molto raro, perché la musica sacra è diventata oggi una forma prettamente concertistica, e come tale viene apprezzata». Quanto è durato il lavoro di stesura? «Più di un anno. Tantissimo se si considera che la musica dura nel complesso solo una quindicina di minuti, il tempo per intervenire nella celebrazione con i momenti canonici (Introito, Kirye, Gloria, Offertorio, Sanctus e Agnus Dei) senza sovrapporsi e rubare tempo alla liturgia. L'emozione e il senso di responsabilità per il compito di vestire musicalmente un evento così importante per la vita della nostra città mi hanno imposto infatti una lunga riflessione: dovevo confrontarmi con la volontà di comporre qualcosa in grado di coinvolgere tutti, anche nel canto, dando modo all'assemblea di essere partecipi. Un aspetto al quale monsignor Giudici teneva moltissimo». Il risultato? «Una partitura relativamente breve, interamente a cappella, che attinge a piene mani dal materiale della nostra tradizione musicale, lo spoglia, e lo presenta articolandolo nelle tipiche geometrie matematiche del mio linguaggio compositivo. Attraverso la sobrietà, le forme perfette della matematica e la semplicità del materiale armonico, ho cercato di esprimere quella monumentale verticalità, quella grandezza limpida che sembra riempirsi solo di luce e di fede, che è il nostro Duomo». Sobrietà, tradizione, matematica. Ritorna la sua formazione? «Ho sempre inseguito uno stile asciutto, essenziale, icastico, costruito con un materiale elementare. Le radici della nostra musica precipitate a nude forme archetipiche. E poi ricostruite secondo il mio gusto, rifacendomi ad ideali di bellezza e di organizzazione astratti, spesso con l'utilizzo della matematica». Classe1982, diplomato al Conservatorio di Milano e all'Accademia di santa Cecilia di Roma, Giovanni Albini si è laureato in matematica, con una tesi di teoria musicale matematica applicata alla composizione. A gennaio uscirà per la Brilliant Classics un cd monografico dedicato alle sue più note composizioni per orchestra e musica da camera. (m.pizz.)