La protesta della Cgil Basta rigore, serve lavoro
di Vindice Lecis wROMA Piazza San Giovanni gremita. Bandiere rosse, palloncini, caschetti. Operai, impiegati, precari, pensionati, esodati, studenti e insegnanti si mescolano, i loro striscioni - altrettanti simboli delle aree di crisi - s'intrecciano, unificando le mille vertenze che attraversano l'Italia. La Cgil ha chiamato in piazza - quella storica di san Giovanni a Roma dove mancavano manifestazioni sindacali da due anni - i lavoratori alla mobilitazione per imporre al governo Monti di occuparsi del lavoro. La protesta è riuscita. Si è trattato di una giornata intera di festa e di impegno civile - dalle 10,30 sino alle 17,30 - tra musica (da Finardi a Enzo Avitabile a Tosca), stand dei territori e delle categogrie, e testimonianze dal palco dei protagonisti-vittime della crisi italiana: pensionati, precari, lavoratori dipendenti. La Cgil ha messo decisamente nel mirino proprio Monti e il suo governo tecnico che ha fatto dell'austerità e della disciplina di bilancio la sua missione. Il più grande sindacato italiano non vuole per questo sentire parlare di Monti-bis ma punta a un suo superamento. «Monti fa il primo della classe in Europa contro i lavoratori» ha detto dal palco della manifstazione il segretario generale della confederazione, Susanna Camusso. Uno scontro frontale, che cresce d'intensità da qualche settimana e che culminerà con una grande mobilitazione europea il 14 novembre che potrebbe trasformarsi in uno sciopero generale, come chiede apertamente un pezzo sempre più ampio di sindacato, a partire dalla Fiom di Landini. A Roma sono arrivati da tutta Italia con ottocento tra pullman e treni per sostenere la parola d'ordine del «lavoro prima di tutto». Ci sono, ad esempio, i cinquecento dalla Sardegna che hanno portato in piazza testimonianze dei lavoratori in lotta dell'Alcoa, dell'Eurallumina, di Ottana Energia, del polo chimico di Porto Torres ma non solo. Ci sono gli striscioni dei lavoratori di Piombino impegnati contro lo smantellamento della loro azienda siderurgica. Si fanno sentire i lavoratori in cig della Fiat di Pomigliano. Dai due gazebo allestiti in piazza, i lavoratori emiliani raccontano le conseguenze del sisma dello scorso maggio sull'occupazione. Poi ancora i veneti della Panto, e i piemontesi con uno striscione-drago che simboleggia la finanza che si mangia il lavoro. Sono arrivate le adesioni delle forze politiche di sinistra da Bersani a Vendola, da Di Pietro a Diliberto e Ferrero. Camusso ha attaccato duramente il governo su tutta la linea. Dalle politiche sul lavoro alle relazioni sindacali, ai provvedimenti anticorruzione. «Visto il disastro in cui versa il Paese non c'era bisogno di mettere professori al governo». Sotto il tiro del sindacato anzitutto la politica «di rigore, austerità e tagli» che ha «fallito». Ma «se il governo con la legge di stabilità e altri provvedimenti intende condizionare il Paese per il futuro noi glielo impediremo». D'altra parte, ha scandito Camusso, «passando di spending review in spending review non si mettono a posto i conti dello Stato ma si fanno licenziamenti di massa, Basta guardare a sanità e scuola». Servono dunque cambiamenti profondi alla legge di stabilità che è «piena di iniquità». Bisogna fare subito alcune cose, a partire dalla detassazione delle tredicesime e l'utilizzo delle risorse stanziate per la produttività - 1 miliardo e 600 milioni - per defiscalizzare l'assunzione di giovani a tempo indeterminato. Che non si sogni Monti, ha tuonato il leader della Cgil, di comprimere i salari perché si andrebbe a un peggioramento enorme della situazione. «Non ci rassegnamo, questo paese va cambiato», ha insistito. Ma per farlo bisogna convincere anche Cisl e Uil a mobilitarsi a partire dalla possibilità di indire insieme lo sciopero generale per il 14 novembre, con l'obiettivo di cambiare le politiche del lavoro e impedire una nuova manovra depressiva. Certo la Cgil non starà ferma: per Maurizio landini, segretario generale della Fiom «è però arrivato il momento oltre che di annunciare, anche di fare lo sciopero». Le tute blu hanno già indetto un'astensione generale dal lavoro per il 16 novembre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA