Discarica, la rivolta degli agricoltori «No agli espropri»
SANNAZZARO Terra bruciata attorno al sito indicato, alla cascina Gallona, per ospitare l'ipotetica discarica di cemento-amianto. L'hanno fatta sette agricoltori confinanti siglando tra loro un patto e inviando un documento in Regione in cui comunicano il loro assoluto diniego alla vendita alla società Acta di alcune strade di campagna e terreni di loro proprietà per ospitare, come da progetto, una di serie di opere di mitigazione ambientale. Il documento è stato inviato all'istruttore della pratica di Valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione Lombardia che ne ha dato conferma durante l'incontro degli enti locali, che si è tenuto giovedì a Milano. A nome dei sette agricoltori, Alberto Allevi conferma: «Si pensi che nella fase progettuale della discarica e in quella istruttoria in corso, nessuno di Acta ci ha mai contattato per accertare la nostra disponibilità alla vendita di aree confinanti da destinare, come invece si evince dal progetto depositato sulla base di imposizioni regionali, a zone di mitigazione ambientale. Di questa esigenza ne siamo venuti casualmente a conoscenza attraverso internet, sul sito dalla Regione Lombardia». Il giovane agricoltore dell'azienda agricola Cascinazza aggiunge ancora: «Alla nostra dichiarata ostilità all'impianto, si è aggiunta questa sorpresa che ci ha spinti a stendere un documento che abbiamo trasmesso in Regione. Diciamo a chiare lettere non essere mai stati contattati, neppure nella fase preliminare del progetto, da Acta per una eventuale operazione di compravendita di aree attigue al sito della discarica. E altrettanto fermamente confermiamo che non è nostra intenzione, né oggi, né in futuro, cedere tali terreni». In pratica, nelle aree interessate sarebbero previste barriere verdi, zone a valore naturalistico, una pista ciclabile; insomma, opere di mitigazione imposte dalla Regione e dichiarate a progetto da Acta, la società che dovrebbe realizzare la discarica se il progetto ricevesse l'ok. «Tutto a nostra insaputa - conclude Alberto Allevi - e tutto su aree private che toccano campi coltivati a riso, strade campestri, addirittura cortili privati. E in tutto questo non si intravede, in quanto Acta è azienda privata, la possibilità di un esproprio per pubblica utilità». Il commento del sindaco Giovanni Maggi: «E' un altro mattone di importanza vitale che si aggiunge alle diverse azioni, tecnico-scientifiche, intraprese dagli enti locali contro la discarica. Anche grazie a questa presa di posizione, possiamo oggi esprimerci con un motivato, anche se cauto, ottimismo». Paolo Calvi