«Mai sesso a casa mia Ho fatto un fioretto»
di Natalia Andreani wROMA L'ultimo show del Cavaliere è andato in onda ieri mattina nell'aula del processo Ruby. Silvio Berlusconi, imputato di concussione aggravata e prostituzione minorile, è arrivato in Tribunale scortato dai suoi legali e dall'onorevole Maria Rosaria Rossi, sua fedelissima. E potendosi avvalere della facoltà di non rispondere, ha rifiutato di farsi interrogare. In compenso ha fatto dichiarazioni spontanee respingendo tutte le accuse. Niente di lasciato al caso o all'improvvisazione. Per 35 minuti Berlusconi si è attenuto alla lettura di una memoria scritta di una ventina di pagine. E non si è interrotto nemmeno quando il presidente del collegio, Giulia Turri, gli ha ricordato che quel documento poteva semplicemnte essere depositato. «Posso escludere, con assoluta tranquillità, che si siano mai svolte scene di natura sessuale a casa mia», ha esordito l'ex presidente del Consiglio tornando a ripetere che «il bunga bunga è solo una battuta». «Si è favoleggiato molto sulle serate nella mia residenza privata con chiari intenti diffamatori e con una intrusione nella vita privata di un cittadino», ha aggiunto il Cavaliere sostenendo, come un disco rotto, che la procura di Milano lo perseguita da vent'anni. Invece le serate ad Arcore si svolgevano con delle «cene in una grande sala da pranzo, nelle quali io ero al centro della tavola e monopolizzavo l'attenzione cantando, parlando di sport, di politica e di gossip». «Io non ho mai ballato in tutta la mia vita. Mai ... per un fioretto di gioventù», ha sottolineato uscendo per un'istante dal sentiero traccaiato. Insomma niente lap dance, niente ragazze seminude, niente Minetti vestita da suora. Ne va da sè che tutte le testimoni che sinora hanno deposto in aula, a seguire il ragionamento di Berlusconi, avrebbero mentito. Avrebbero mentito anche sui soldi presi nonostante gli accertamenti bancari disposti sui conti personali del premier mettano agli atti una verità diversa. Quanto a Ruby «non ho mai avuto rapporti intimi con lei», «non sapevo che fosse minorenne e quando lo seppi restai di stucco». In ogni caso ero convinto che fosse una parente di Mubarak». Dunque quelle chiamate in Questura per ottenere il rilascio della ragazza vennero fatte, ha spiegato Berlusconi, «nel timore che potesse verificarsi un incidente diplomatico con l'Egitto». Ma «non ci furono pressioni sui funzionari»; men che meno ci furono pressioni perché la marocchina Karima el Marough - in arte Ruby Rubacuori - fosse affidata al consigliere regionale Nicole Minetti. Di più. Il fermo di Karima, insiste l'ex premier, «mi sembrò come la vicenda del figlio di Gheddafi, trattenuto in Svizzera». «Mubarak avrebbe potuto dire "tu mi avevi parlato di lei e permetti che venga oltraggiata"», ha sostenuto. Quindi l'affondo contro i giudici davanti ai quali si sta svolgendo il processo. «Sui giornali si legge che questo tribunale ha già deciso la mia condanna. Spero che non sia così e che queste illazioni saranno smentite», ha detto Berlusconi concludendo le sue dichiarazioni. «Credo ancora - ha proseguito - che in Italia debba esserci la certezza dell'imparzialità dei giudici e per questo ho rilasciato queste dichiarazioni spontanee». Se i magistrati non fossero imparziali, secondo l'ex premier, ci troveremmo in un Paese «incivile e barbaro». Per il resto dell'udienza Berlrusconi è rimasto seduto tra i suoi avvocati ad ascoltare i testi venuti a difenderlo: i suoi camerieri, il caposcorta, altri uomini della sicurezza e Danilo Mariani, il pianista delle serate di Arcore: «Tra Berlusconi e le ragazze solo strette di mano». E l'amico Apicella: «Era rispettoso con loro, non l'ho mai visto allungare le mani». Prima di mezzogiorno, Berlusconi ha lasciato l'aula. Ma prima di congedarsi si è fermato a stringere la mano ai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano. Una scena inedita, pochi istanti durante i quali l'ex premier è riuscito anche a strappare un mezzo sorriso a Ilda «la rossa», il temuto pm che rappresentò l'accusa al processo Sme. «I miei avvocati sono cattivissimi, soprattutto quando mi chiedono la parcella», ha detto ai magistrati. Per il 26 ottobre gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno convocato altri 14 testimioni: e in aula sono attesi George Clooney (la cui presenza è molto incerta) ed Elisabetta Canalis. Ma in lista ci sono anche altri nomi tra i quali quello di Barbara D'Urso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA