Isauto, scattano 30 licenziamenti
MORTARA Licenziati i trenta lavoratori ancora in forza al gruppo di concessionarie Fiat Isauto, che aveva sedi a Garlasco, Mede e Mortara, oltre che un'officina a Pieve del Cairo. Hanno ricevuto la comunicazione negli scorsi giorni. Il licenziamento era nell'aria, ma i dipendenti del gruppo sono pronti ad impugnare il provvedimento entro la fine dell'anno quando scadranno i tempi tecnici per farlo. L'azienda era in crisi, l'Isauto dopo i tagli del 2011 (si era passati da 45 a 39 dipendenti e poi c'erano state diverse dimissioni volontarie) non aveva più riaperto i battenti quest'anno, però i dipendenti vantano ancora 6 mesi di stipendi arretrati non pagati. Per questo i sindacati, in un incontro che si è svolto negli scorsi giorni in Regione a Milano, non hanno firmato l'accordo di licenziamento proposto dall'azienda dopo che nelle scorse settimane era scaduta la cassa integrazione. Il no sindacale ha di fatto chiuso le porte alla richiesta di concordato preventivo (strumento che permette di trovare un accordo con i creditori per evitare il fallimento) fatta da Isauto. Infatti, secondo i sindacati, di liquidità per pagare gli arretrati ai lavoratori non ce n'è e l'azienda sta inserendo nel proprio patrimonio degli immobili per aumentare il gruzzolo in caso di vendita. In Lomellina circola l'indiscrezione - ed al momento va presa proprio come tale - che sia in corso una trattativa tra Isauto ed un gruppo di concessionarie Fiat piemontese per rilevare il gruppo. Intanto gli ex lavoratori Isauto (meccanici, venditori, impiegati) al momento sono disoccupati, in attesa che la vertenza nei confronti della loro azienda abbia degli sviluppi. L'orizzonte di una nuova occupazione, visto anche il duro momento di tutto il settore auto in Europa, è un miraggio «Solo in casi sporadici hanno trovato un'altra occupazione» sottolinea infatti Lorena Bini (Filcams Cgil). «Non c'erano le condizioni per l'accordo - aggiunge Gildo Comerci ( Fisascat Cisl) - non c'era un piano aziendale per il rientro dei debiti per gli stipendi arretrati». «Al momento non ho ancora ricorsi dei lavoratori contro il licenziamento - spiega invece Domenico Ciccone (Tucs Uil) - però auspico che intraprendano un'azione per vantare i loro crediti». Sandro Barberis