«Mensa per tutti o niente tempo pieno»
di Marianna Bruschi wPAVIA O i Comuni e le scuole riescono a organizzarsi con il servizio mensa e la gestione delle morosità oppure niente più tempo pieno. Il provveditore Giuseppe Bonelli dopo i casi di Vigevano, Landriano e Pavia, ma anche dopo alcune segnalazioni da altre scuole sulla difficoltà nel gestire i buoni pasto, ha deciso di scrivere ai presidi, ma anche al prefetto, al presidente della Provincia e ai suoi assessore all'istruzione e ai servizi sociali, ai sindacati e ai tutti i sindaci. Una lettera in cui il punto di partenza è sicuramente la necessità di non discriminare i bambini, anche di fronte ai mancati pagamenti del servizio mensa, ma nelle due pagine scritte dal dirigente dell'ufficio scolastico ci sono previsioni poco rosee per il futuro. «Nel richiedere il tempo pieno – scrive Bonelli – le famiglie devono impegnarsi a sostenere l'onere del servizio di refezione e il Comune deve essere in grado di sostenere l'organizzazione del medesimo pur in previsione delle possibili morosità, garantendo a tutti gli alunni dal frequenza per tutto l'anno, anche con adeguate esenzioni. Diversamente, questo ufficio provvederà ad autorizzare, per il prossimo anno scolastico, un adeguato numero di sezioni di tempo normale. Quindi niente più tempo pieno per chi non sa organizzare la mensa? «In provincia di Pavia il tempo pieno è in un terzo delle classi – spiega Bonelli approfondendo il messaggio contenuto nella sua lettera – questo comporta l'impiego di molte risorse. Molte famiglie fanno fatica a entrare nel tempo pieno, anche per questo bisogna garantirsi il pagamento di chi invece riesce ad averlo nella sua scuola. E va anche detto che il Comune deve far fronte alle morosità a monte. Il tempo pieno è uno sforzo economico e se c'è un deficit bisogna parlarne, ma già adesso». Il provveditore lancia l'ipotesi di una caparra da parte delle famiglie che usufruiranno del servizio mensa, per garantirsi almeno una prima parte dei pagamenti. E comunque invita tutti i presidi a mettersi in contatto con gli enti locali «per verificare la possibilità di garantire nel prossimo anno scolastico un servizio di refezione coerente con i principi richiamati (non separare gli alunni che non pagano e non rivalersi su di loro nei casi di morosità)». @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA