Ateneo, toto rettore Francioni e Rugge i nomi più gettonati

di Marianna Bruschi wPAVIA Ci sono nomi che circolano con insistenza da qualche tempo. Altri che non sono necessariamente dei candidati, ma rappresentano una tipologia, un motore capace di trainare consensi. E ci sono nomi che qualcuno vorrebbe candidare, ma che andrebbero convinti, sostenuti con più forza. E' il toto rettore, in vista delle prossime elezioni. Angiolino Stella ha ancora un anno di mandato davanti a sé, ma in primavera - quando il decreto per le elezioni sarà firmato - si potranno presentare le candidature ufficiali. Siamo nella fase dei nomi che circolano, delle voci, persino dei desideri con ecco-il-mio-candidato-ideale. I nomi, dunque. L'attuale prorettore alla didattica Gianni Francioni (62 anni) è quello che circola da più tempo. E' un umanista, e l'università di Pavia non ha un rettore dell'area umanistica da Plinio Fraccaro (1959). Può essere percepito come elemento di continuità con Stella, ma nei due anni di mandato è stata una delle voci che più volte si è staccata dal coro. Ha rapporti con tutte le facoltà per il suo ruolo di prorettore alla didattica e quindi potrebbe avere meno difficoltà a ottenere consensi trasversali. L'altro nome che dai mesi estivi si è affiancato a quello di Francioni, è Fabio Rugge (61 anni) che è stato preside di Scienze Politiche. Un candidato che potrebbe raccogliere il consenso anche degli studenti. Su questi nomi - in attesa dell'ufficialità - non ci sono molti dubbi di trovarli nell'elenco dei candidati. A loro si aggiungono le voci di corridoio. Dalla facoltà di Medicina potrebbe uscire come candidato Giampaolo Merlini (61 anni), docente del dipartimento di Biochimica dell'ateneo e del San Matteo. Non c'è ancora stato da parte sua un «mi candido» ma è un nome che circola. E l'area scientifica? Lucio Toma, preside della facoltà di Scienze, 58 anni, e Amedeo Marini, attuale preside di Farmacia, 62 anni, potrebbero essere due candidati. Ma in questo momento rappresentanto prima di tutto un modello di pensiero. Sono stati spesso tra i più critici in questi anni, a partire dal dibattito sulla riforma Gelmini e, in modi diversi, possono essere percepiti come nomi di rottura. Come di rottura potrebbe essere Francesco Svelto. Anche nel suo caso è un nome-corrente più che un nome-candidato. Rappresenta un gruppo di under 60, docenti che hanno fatto sentire la loro voce in ateneo, che puntano a un ringiovanimento degli organi accademici ma che forse non hanno ancora la forza per esprimere un candidato vincente. E allora quelle del 2013 saranno le elezioni di chi riuscirà a uscire dalla logica delle facoltà (che nel frattempo smetteranno di esistere e lasceranno spazio a 18 dipartimenti) e a convincere in modo trasversale le passate «schede bianche» e i 160 che nel 2009 non avevano appoggiato Stella. @MariannaBruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA