GLI AZZURRI E LA CACIARA CONNECTION

Vale tanto, più di quel che è emerso sul campo, questa vittoria con la Danimarca. Vale per la classifica ma soprattutto per regalare tranquillità a quest'italico pallone che trova sempre un trascinatore – ieri il professor Pablo Osvaldo – nel tenere in vita l'accademia Tafazzi. E che ha una grande vocazione a far contare più le beghe di cortile che l'interesse azzurro. Il ct Cesare Prandelli aveva fiutato l'aria in anticipo, fin da prima di radunare la truppa in vista del viaggio in Armenia. Sapeva della partita Juve-Napoli a ridosso della parentesi azzurra, già trasformata in una guerra di religione nonostante dopo ci siano altre trenta sfide. E ha accuratamente evitato di parlarne, solo che prima hanno tirato in ballo i presunti allenamenti differenziati degli juventini, poi possibili infortuni diplomatici. E ben ultimo è arrivato il forfait di Gigi Buffon, con la Caciara connection attiva come non mai nonostante che il primo a garantire – se mai ce ne fosse bisogno – sia il suo sostituto, il portiere del Napoli, Morgan De Sanctis. Un clima ben poco idilliaco, dunque, che ben si inquadra nella frase rivelatrice pronunciata dal ct durante gli Europei: «Della nazionale non frega niente a nessuno, se non un mese ogni due anni». Frase che non era certo riferita all'interesse generale, visto che gli ascolti tv sono ottimi (nove milioni per una sfida in Armenia alle 19) e gli incassi al botteghino ingannevoli. Come si poteva pensare di fare il pieno a San Siro ospitando la Danimarca, quando ogni tre per due in quello stadio c'è una partita di livello? Il vero disamore (o peggio) è quello dei club: provate a ipotizzare una vittoria della Juve sabato grazie a un Buffon recuperato in extremis: ne avremmo fino a Natale e oltre. Insomma, godiamoci questi tre punti e rituffiamoci nei veleni, dove il nostro calcio pare più a suo agio. Purtroppo. @s_tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA