Mede, per gli orafi ancora trend negativo
MEDE Il gioiello lomellino non riesce ad allontanare lo spettro della crisi economica. Situazione che appare distanziarsi da quanto afferma la Camera di commercio di Milano, secondo cui il gioiello "made in Lombardia" ha fatto registrare in un anno il 26% di esportazioni in più. «La Svizzera da sola vale quasi la metà dell'export lombardo e un decimo il solo Medio Oriente», dice Dario Bossi, consigliere della Camera di commercio di Milano. Germano Casone, direttore del Centro servizi orafo di Mede, però non è dello stesso parere. «Premesso che gli artigiani orafi lomellini lavorano soprattutto per i grossisti, la situazione è simile a quella degli anni scorsi, cioè negativa su tutti i fronti – commenta Casone, che guida anche il Centro Varese orafo – I pagamenti sono lunghissimi e le aziende, soprattutto quelle che hanno diversi dipendenti, fanno fatica a stare in piedi». Per Casone il polso della situazione è dato dalla recente Fiera di Vicenza: «E' stata desolante. E la prospettiva degli imminenti acquisti natalizi non può certo far sorridere i nostri artigiani: anche il nuovo prodotto risente delle enormi difficoltà in cui si viene a lavorare ormai da moltissimi mesi». Le ditte orafe associate al Centro servizi orafo di Mede sono 26, ma il bacino d'utenza è molto più ampio e copre un'ottantina di laboratori sparsi soprattutto nella Lomellina sud-occidentale. Secondo la Camera di commercio di Milano sono oltre 4mila le imprese lombarde che operano nel settore dei gioielli, circa una su otto in Italia. Umberto De Agostino