Moneta: «Il Dea pronto in primavera»

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Dea, si riparte. Trovato l'accordo con le imprese subappaltatrici. «Il nuovo ospedale, se tutto andrà come deve, ci verrà consegnato a marzo». Poi i collaudi. E il trasloco si potrebbe mettere in cantiere a fine estate. Il presidente della fondazione San Matteo, Alessandro Moneta, azzarda per la prima volta una data e si concede uno spiraglio di ottimismo dopo mesi di trattative serrate e non facili. «Abbiamo trovato la quadratura del cerchio con i legali delle imprese interessate, l'avvocatura della Regione Lombardia che ci ha assistiti sin dall'inizio, la nostra direzione generale – spiega il presidente –. E' stato elaborato un accordo di transazione sul quale ci sono giunti segnali positivi. Proprio per questo l'abbiamo portato nei giorni scorsi in consiglio di amministrazione per l'approvazione ufficiale». L'accordo, frutto di mediazioni complesse ed estenuanti proseguite per mesi, è pronto. Mancano le firme delle imprese, attese comunque a breve. Da quel momento scatteranno 120 giorni per terminare i lavori rimasti in sospeso. E si arriverà a fine febbraio, inizio marzo. «Certo – chiarisce Moneta – ci sarà poi la fase non breve dei collaudi ma il grosso, la chiusura del cantiere e dei lavori, è il tassello fondamentale». Il Dea è finito al 98%. Mancano poche opere strutturali, tra cui il ponte di collegamento con l'Ortopedia, e interventi di impiantistica al Pronto soccorso e nel blocco operatorio. Dal secondo al nono piano l'ospedale è già arredato. «Abbiamo superato un momento di estrema difficoltà – spiega il presidente Moneta – Mesi di trattative condotte sotto traccia perché molto delicate». Tutti gli uffici - tecnico e legale - hanno lavorato a pieno regime insieme alla direzione negli ultimi otto mesi per sbrogliare una matassa intricata. Prima il fallimento della Busi impianti, a lavori quasi ultimati, nel novembre 2011. Qualche mese più tardi la mannaia si è abbattuta sulla Dec, impresa capofila. L'inchiesta della Procura di Bari, poi l'amministrazione controllata hanno messo in ginocchio la ditta. E' stato necessario riannodare tutti i fili e ripristinare i contratti con una nuova impresa, la Nuova Busi, costola dell'Astaldi. Ma nel frattempo molte subappaltatrici avevano dato forfait. Non erano mancati screzi pesanti. E' stato necessario negoziare. Il San Matteo ha rinunciato a riscuotere penali e le imprese a esigere i crediti. Fino all'atto transativo approvato in consiglio. «Senza accordo l'esito sarebbe stato catastrofico – dice Moneta – Rottura totale, arrivando alle vie giudiziarie e ad anni di stallo». Il prossimo passo, dice il presidente, è quello di pensaro alla nuova organizzazione interna «operazione che faremo insieme al personale e ai sindacati che ci hanno chiesto di avere un ruolo più attivo».