«Giornalismo, istruzioni per un mestiere pericoloso»
Tre autori, tre avvocati in prima linea per la difesa dei diritti dei giornalisti. Carlo Melzi D'Eril è specializzato in diritto penale, esperto di diritto dell'informazione e di Internet. Insegna nell'istituto per la formazione al giornalismo di Urbino e tiene lezioni in vari corsi universitari e master a Milano; Caterina Malavenda è cassazionista, penalista e giornalista pubblicista. Esperta di Diritto dell'informazione e della comunicazione, insegna presso i Centri di formazione per il giornalismo di Perugia e Urbino, e in vari master a Milano. Infine, Giulio Enea Vigevani è professore di Diritto costituzionale e Diritto dell'informazione e della comunicazione all'Università Milano-Bicocca. «Basata unicamente su notizie "ufficiali", provenienti dalle fonti istituzionali o dai diretti interessati, l'informazione sarebbe indenne da ogni rischio – sottolineano i tre legali –. Per fare davvero il proprio mestiere, il giornalista deve invece trasformarsi in un bravo segugio districandosi fra regole e limiti». di Donatella Zorzetto wPAVIA Dallo studio legale alle redazioni il passo è sempre più breve. Ne sanno qualcosa Carlo Melzi D'Eril, Caterina Malavenda e Giulio Enea Vigevani, di professione avvocati con il pallino dei giornali, dei giornalisti, del giornalismo. Tutta la loro esperienza in fatto di diritto in materia l'hanno concentrata in una sorta di "prontuario" - utile a chi pratica nelle redazioni, ma non solo - dal titolo "Le regole dei giornalisti. Istruzioni per un mestiere pericoloso" (Il Mulino, pagg. 178, 15 euro). «Un mestiere affascinante – sottolinea Melzi D'Eril, pavese di nascita e di studi – ma circondato da un groviglio di leggi spinose». Di cui parla prospettando anche la via di fuga. Qual è l'idea che ispira il vostro libro? «Esistono tante dichiarazioni di principio sulla libertà di stampa - nella Costituzione, nella giurisprudenza costituzionale e della Corte europea dei Diritti dell'Uomo - trattata in senso attivo e passivo. Ma poi ci si rende conto che le disposizioni di dettaglio - norme di legge, regolamenti e codici deontologici - costituiscono un ginepraio in cui si rischia di rimanere impigliati». Da cosa deriva questa contraddizione ? «Abbiamo a che fare con un legislatore che pian piano ha perduto la mano nel fare buone leggi. Allora dovrebbe avere mano più sicura nel tradurre queste grandi dichiarazioni di principio in disposizioni di dettaglio». Forse è stata la politica ad aprire la strada... «Può essere, ma tendo a pensare che ciò sia dovuto ad un po' di sciatteria e alla fretta. Perchè il legislatore interviene spesso sull'onda dell'emergenza. Basta vedere le modifiche che si discutono ora in parlamento sul reato di diffamazione. Questo avviene perchè Alessandro Sallusti rischia la prigione». Quindi il mestiere del giornalista è pericoloso... «Sì. Ma è anche un mestiere meraviglioso perchè consente di lavorare esercitando una libertà che dovrebbe essere una delle più tutelate dal nostro ordinamento. Certo bisogna stare attenti». Attenti quanto? «Come diceva "Ben" Parker, zio dell'Uomo ragno: "A grandi poteri corrispondono grandi responsabilità"». Che devono essere bilanciate... «Esatto. Facciamo il caso della diffamazione, punita con la sanzione detentiva: nel nostro ordinamento l'art. 13 prevede una pena fino a 6 anni di reclusione. Ma chiediamoci perchè non ci sono giornalisti in prigione». Perchè? «La giurisprudenza ha applicato un meccanismo complesso ma efficace: l'art. 13 è un'aggravante dell'art. 595. Quindi, se bilancia le attenuanti,si torna alla pena alternativa prevista dall'art. 595. E tra pena detentiva e pena pecuniaria il giudice tende ad applicare la seconda. Ma questo meccanismo non è obbligatorio. Il caso Sallusti insegna». Quindi? «Deve intervenire il legislatore». È' sufficiente? «È un primo passo. Approfittiamone per modificare una legislazione che va svecchiata. Parlo anche dell'art. 57 del Codice penale, che disciplina la responsabilità del direttore. Ha senso oggi prevedere una responsabilità, sia pure per colpa, omesso controllo, per tutte le notizie contenute in un giornale? E' impensabile». Cosa si può fare? «Pensare di limitare la responsabilità del direttore art. 57 alle notizie anonime o firmate con uno pseudonimo». Consiglierebbe il mestiere di giornalista? «Rimane importante per chi ritiene che le idee siano la cosa più eccitante. E proprio perchè infastidisce il potere, è il mestiere più bello del mondo».