Legge di stabilità, oggi il testo
ROMA Il governo dice no all'ipotesi di un rinvio dei tagli sulle detrazioni fiscali, che avrebbe disinnescato la mina della «retroattività» che tante critiche ha ricevuto negli ultimi giorni. La modifica, studiata dai tecnici ministeriali, avrebbe comportato la cancellazione del calo della seconda aliquota Irpef, quella che dal 27% scenderà al 26%, stravolgendo l'impianto generale della Legge di stabilità. Per il governo, poi, la misura realizza una «falsa retroattività», perchè ha effetti di cassa solo nel 2013. Il testo dovrebbe arrivare oggi al Quirinale. Poi la parola passa al Parlamento: le Camere se vorranno potranno modificare la norma ma dovranno trovare coperture per oltre un miliardo di euro. Modifiche, invece, arrivano su altri punti dall'elevato contenuto sociale: non ci sarà la stretta sui permessi dei dipendenti pubblici per assistere i familiari disabili e nemmeno la tassazione delle pensioni di invalidità (confermata invece l'applicazione dell'Irpef su quelle di guerra). La giornata ieri è iniziata con una nuova raffica di richieste di modifica: l'Udc, con Lorenzo Cesa e Pier Ferdinando Casini, e il Pd con Francesco Boccia, hanno sollecitato una riscrittura della parte fiscale in modo da non colpire le famiglie; Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl in Senato, ha detto che «non ha senso» il calo dell'Irpef che poi viene mangiato dall'aumento dell'Iva; tutto il Terzo settore ha criticato l'aumento dell'Iva per le attività socio assistenziali, così come la tassazione delle pensioni di invalidità e di guerra e il taglio della retribuzione degli statali che usufruiscono dei permessi per assistere i genitori disabili. Anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero ha ammesso che ci sono cose nel capitolo Welfare che non «le piacciono». Il ministro Vittorio Grilli, tuttavia, ha difeso la sua legge. «A regime - ha spiegato - con la nostra manovra sull'Irpef, rimettiamo 6 miliardi nelle tasche degli italiani e ne riprendiamo 1,2 attraverso la riduzione delle detrazioni e delle deduzioni». In effetti la Relazione tecnica della Ragioneria generale che accompagna il testo conferma queste cifre. Ma il punto è che il taglio delle detrazioni colpisce per intero le famiglie e le fasce deboli mentre dell'alleggerimento dell'Irpef beneficiano soprattutto i redditi più alti. In continuità con la redistribuzione del reddito nazionale verso i ceti più alti perseguita dalle politiche economiche dell'ultimo decennio, e spesso evidenziata dalla Banca d'Italia. Un motivo che ha spinto il responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina, a dire che Grilli «difende l'indifendibile». Per tutta la giornata gli uffici del Tesoro hanno lavorato a rivedere il capitolo fiscale. Innanzi tutto salterebbero una norma a rischio incostituzionalità, segnalata dal Quirinale: il taglio allo stipendio dei dipendenti pubblici che usufruiscono del permesso per assistere i genitori disabili. Sulla retroattività in un primo momento si è lavorato alla sua eliminazione compensato però dalla rinuncia al taglio di una delle aliquote Irpef. Alla fine si è optato per mantenere il testo inalterato. Se i partiti vorranno tornarci su dovranno trovare loro le coperture.