Solo un naufrago su tre ha accettato i soldi

GROSSETO «Abbiamo querelato la Compagnia Costa ma, ad oggi, la Procura di Grosseto non ha ancora iscritto nel registro degli indagati la Compagnia. Sarebbe stata un'operazione dovuta», dice l'avvocato Michelina Soriano, legale di sette naufraghi di Bologna rimasti feriti durante il naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio. «I miei assistiti non hanno accettato il risarcimento - prosegue il legale - Ho avanzato una richiesta diversa ma Costa Crociere ancora non ha nemmeno risposto». «Eppure – aggiunge il legale – tutti i miei assistiti sono rimasti feriti, tutti mentalmente e alcuni anche fisicamente». Erano oltre un migliaio fra soppravvissuti e parenti, quelli presenti al Teatro Moderno di Grosseto, ieri mattina, trasformato in aula del tribunale. Storie diverse, scelte diverse. Racconta Giuliano Leuzzi, avvocato del Codacons, insieme a Bruno Neri, professore dell'Università di Pisa e consulente di due naufraghi del Codacons che «soltanto il 30% dei naufraghi ha accettato il riconoscimento di Costa Crociere e i costi abnormi per avere le copie dei supporti informatici, circa 30mila euro, non hanno permesso ai naufraghi di avere gli atti di un processo che si sta svolgendo a senso unico tra Procura e periti». «I periti si sono limitati all'indagine solo sulla nave, non pensando che invece dopo sono morte delle persone», dice il professor Neri rispondendo ad una domanda sui quesiti che si limitano a ricostruire la dinamica «ma trascurano le perdite di vite umane non chiudendo il cerchio di un'indagine sempre più necessaria». «C'è in noi fame di giustizia, per il rispetto che portiamo alle vittime e ai familiari», dice il sindaco dell'Isola del Giglio, Sergio Ortelli, commentando l'apertura dell'udienza per l'incidente probatorio sulla scatola nera della Costa Concordia. A rappresentare il Comune gigliese c'è l'avvocato Alessandro Maria Lecci, secondo cui dalla perizia dei periti del gip «emerge una verità che è stata lapalassiana fin dal primo momento: questa immane tragedia deriva da una sciagurata concatenazione di omissioni e sottovalutazioni. Oggi è una fase importante del processo che delineerà definitivamente le responsabilità penali, è un'operazione lunga e complessa ma la gente dell'Isola del Giglio che rappresento vuole capire come mai si è verificata questa tragedia e ci sono state così tante sofferenze», insiste Alessandro Maria Lecci. E alla fine salta fuori che «mentre si ipotizza la chiusura del nucleo sommozzatori vigili del fuoco di Grosseto, il personale impiegato nel soccorso alla Costa Concordia aspetta ancora di essere pagato». Lo denunciano i consiglieri regionali toscani dell'Idv, annunciando la presentazione di una mozione sul caso. «E' una situazione inaccettabile», dicono.