Senza Titolo

di Stefano Scansani Il Celeste è solo, e ora può indossare fra le sue insostenibili giacche quella violacea. Roberto Formigoni, che è credentissimo e praticante, ieri mattina ha intuito la messa cantata del cigolante Carroccio: il suo quasi ventennio al Pirellone - da dove si dovrebbero scorgere le estremità del dominio lombardo, Mantova, Pavia, Sondrio - è esaurito. Anche la sua amata credenziale esorcizzante di tutti i guai va a morire: Regione d'eccellenza, sanità d'eccellenza, conti d'eccellenza, governo d'eccellenza. Oggi la parola magica che ha fatto equiparare le smanie politiche del Celeste alle economie della Baviera del latte e al Neverland delle piste ciclabili, pare soltanto un titolo vescovile: sua eccellenza s'è estinto. E, badateci, il suo episcopato lungo dal 23 aprile 1995 a oggi (un anno dopo l'elevazione di Berlusconi) vive un tramonto tipico dei vescovi lombardi medievali che infilati nei paramenti (giacchette improbabili) e issati sulle guglie delle cattedrali (Pirellone nuovo) pretesero di governare la politica stando nella Chiesa e nella piena marcescenza di tutti gli altri poteri. Solo lui, il sessantacinquenne Formigoni da Lecco, è rimasto in cattedra con la forza adesiva della Dc più antiquariale, nonostante il Pdl abbia conosciuto le manette, gli interrogatori, un discredito abnorme. Nonostante la mai (a lui) simpatica Lega, prima bossiana e del Trota e ora dei barbari sognanti, tema la dissolvenza e abbia dismesso i riti esoterici del Po, dell'ampolla, del rigiuramento di Pontida. Formigoni è rimasto in cattedra con una vocazione al martirio, un'attrazione alla Eliot per farsi assassinare politicamente e giudiziariamente nella cattedrale (il suo studio, nel Pirellone nuovo di piazza città di Lombardia, numero civico 1, ci mancherebbe). Molti, moltissimi lombardi, ascoltando la radio all'indomani dell'arresto dell'assessore regionale Domenico Zambetti che dice di non saper nulla di 'ndranghetisti, sono incappati nell'intervista al Celeste il quale ha sgranato impassibile una serie di risposte virate in domande al giornalista, intercalando la sua sbarbata faccia tosta con l'"eccellenza". Regione d'eccellenza, sanità d'eccellenza, conti d'eccellenza, governo d'eccellenza. Molte testimonianze ci hanno confermato la tentazione di credere che in quel momento ai microfoni ci fosse Maurizio Crozza impegnato in una delle sue imitazioni-flagello. Quando l'originale politico viene equivocato col suo similare satirico, il primo è finito, perché il pubblico ride per entrambi. Il Celeste doveva immaginare questo percorso inesorabile, dopo quattro mandati al vertice del vecchio e poi del nuovo Pirellone. Nato a Lecco nel 1947, Formigoni su quel ramo del lago di Como che volge al desìo ha frequentato il liceo classico "Manzoni", si è laureato in filosofia alla Cattolica e ha approfondito economia politica alla Sorbona. Folgorante l'incontro con don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, movimento che ha sempre cuore, sistema nervoso, branchie, interessi nella Lombardia parrocchiale, imprenditoriale, sanitaria, edilizia. Nelle province periferiche della Regione delle eccellenze, è ancora in corso la lenta e penetrazione di Cl che per molti è il vero partito liquido del Celeste che ogni tanto o sempre cozza contro quello ghiaioso leghista. Formigoni, giornalista fondatore del settimanale "Il Sabato", è saltabeccato dalla Dc a Forza Italia facendo il parlamentare europeo e italiano. Alla fine il Celeste aveva in testa l'assunzione finale. A quale ulteriore altezza potrebbe ambire dopo aver realizzato e abitato l'ultimo piano del nuovo Pirellone che ha una statura nazionale di 160 metri (la sede ha una superficie di 33mila metri quadrati, più o meno come la reggia ducale di Mantova)? Formigoni vagheggiava la successione di Berlusconi. Ci piace ricordare che i "memores domini" - i fan più sfegatati di Cl - facevano voto di povertà, castità, obbedienza. Ma serve eccellenza. @stefanoscansani ©RIPRODUZIONE RISERVATA