«L'immunità totale vale solo per i re»
di Maria Berlinguer wROMA «Un'immunità assoluta» può essere ipotizzata per il capo dello Stato «solo contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale» perchè tale «irresponsabilità finirebbe per coincidere con la qualifica di inviolabile che caratterizza il Sovrano nelle monarchie ancorchè limitate». E' questa in estrema sintesi la tesi del ricorso presentato alla Consulta dalla procura di Palermo nel conflitto di attribuzione sollevato da Giorgio Napolitano contro le intercettazioni delle sue telefonate con Nicola Mancino sulla trattativa Stato-mafia. L'atto con il quale la Procura si costituisce in giudizio, ritenendo infondato il ricorso del Quirinale, è stato depositato ieri mattina alla cancelleria della Corte Costituzionale dal professor Alessio Pace che insieme a Mario Serio e Giovanni Serges rappresenta il collegio difensivo della procura palermitana, L'udienza si terrà il prossimo 4 dicembre. Sarebbero 4 le intercettazioni telefoniche tra il presidente della Repubblica e l'ex ministro dell'Interno ascoltate dai pm siciliani che avevano messo sotto controllo le utenze di Mancino. Oltre 9 mila telefonate intercettate dalla direzione investigativa antimafia di Mancino, indagato per falsa testimonianza nell'inchiesta che vede indagati anche il generale Mori, Calogero Mannino e Marcello Dell'Utri. Le telefonate con il Colle sarebbero state intercettate casualmente e non sono mai state depositate e trascritte. Sono ugualmente state oggetto di una campagna di stampa che ha pubblicato presunte indiscrezioni sul loro contenuto costringendo i pm palermitani a una smentita ufficiale. E' stata la stessa Corte a chiedere alla Procura di precisare quante fossero le telefonate indirettamente carpite. Mancino ha chiamato Napolitano la prima volta il 24 dicembre 2011. L'ex ministro ha poi ripetuto l'operazione il 31 dicembre, il 3 gennaio 2012 e il 6 febbraio. Negli atti dei legali dei pm viene preso a esempio il caso della monarchia spagnola, dove il Re è ancora ritenuto inviolabile, tanto da escludere qualunque sua responsabilità civile o penale anche «extrafunzionale». Il verbale della polizia giudiziaria relativo alle intercettazioni indirette del capo dello Stato, effettuate su mandato dei pm di Palermo, è stato redatto «senza l'indicazione del contenuto della conversazione». Era stata la stessa Corte a chiedere il «brogliaccio» delle intercettazioni. Nella memoria di costituzione si conferma che non esistono trascrizioni delle conversazioni con il Quirinale. «La polizia giudiziaria (che tempestivamente ed oralmente riferiva ai pm) non ha effettuato anche su disposizione della Procura della Repubblica di Palermo alcuna trascrizione delle conversazioni tra il senatore Mancino e il presidente della Repubblica». «La registrazione della conversazione intercettata non è idonea a determinare in sè alcuna lesione», si legge nel documento perchè «consiste in una mera operazione tecnica che si verifica in forma automatica, mediante apparecchiature informatiche, non controllabili né influenzabili dall'intervento dell'operatore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA