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di Monica Viviani wROMA Il «bastone» del governo Monti porta in piazza il mondo della scuola armato di «carote» con professori e studenti ancora una volta dalla stessa parte della barricata. Nel mirino: i tagli previsti con la Legge di stabilità. Tagli che rischiano di lasciare a casa migliaia di precari aumentando di 6 ore l'orario di lavoro dei docenti. 6 ore di lavoro in più. La spending review parla chiaro: bisogna conseguire un risparmio sull'istruzione di 180 milioni nel 2013. Come? Il testo della Legge di stabilità prevederebbe l'aumento di sei ore, a titolo gratuito, dell'orario di lavoro settimanale degli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado. Secondo i tecnici del ministero procedendo in questo modo in realtà si formalizzerebbe una situazione che di fatto esiste visto che i docenti della secondaria lavorano complessivamente ben più di 18 ore settimanali (correzione compiti, preparazione lezioni ecc..). Insomma sei ore in più a settimana per uniformare l'orario a quello degli insegnanti delle elementari, che già adesso lavorano 24 ore, di cui 22 in aula e 2 di programmazione. «E' l'ultima trovata - tuona il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - l'aumento dell'orario di lavoro a 24 ore a parità di salario. Le conseguenze saranno maggiori carichi di lavoro per i docenti, la riduzione di migliaia di supplenze per gli spezzoni e di quelle brevi». Mannaia sui precari. Un percorso che porterebbe a oltre 6.000 posti in meno secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani mentre per i sindacati il taglio sarebbe ben più consistente e colpirebbe, ancora una volta, decine di migliaia di precari. «L'effetto immediato di tale disposizione - osserva Pantaleo - sarebbe la cancellazione degli spezzoni orari, delle supplenze temporanee e dei corsi di recupero assorbiti dal nuovo regime orario. Il saldo in termini di perdita di posti è di meno 25mila cattedre per i posti comuni e di meno 4mila se la norma venisse estesa anche al sostegno agli alunni con disabilità, mentre in termini economici significa un intervento di oltre un miliardo a carico del comparto scuola». Il risparmio, alla fine, sarebbe quindi di circa 30mila posti (sottratti alle supplenze annuali) sostegno compreso, secondo i calcoli grezzi di viale Trastevere. Il che, moltiplicato per circa 35mila euro di stipendio all'anno, farebbe oltre un miliardo di risparmio. Ben più dei 180 milioni necessari. La contropartita sarebbe quella di utilizzare parte dei risparmi per investire sulla scuola: un meccanismo, proposto anche dal precedente governo che, però, si era già inceppato. Peraltro il cambio di orario di lavoro non sarebbe temporaneo, ma definitivo e quindi porterebbe ad un risparmio costante nei prossimi anni Senza discostarsi dai meccanismi delle riforme già attuate dalla Gelmini e contestate da sindacati e docenti. Le alternative. In verità al ministero dell'Istruzione i tecnici avrebbero sconsigliato il ministro Francesco Profumo di azionare questa leva: sembra che allo studio ci siano anche altre strade per risparmiare ancora. Incrementare con la Legge di stabilità, e fuori dalla contrattazione, l'orario dei docenti di medie e superiori da 18 a 24 ore, rischia infatti di «interrompere bruscamente il dialogo con il comparto», che ha già subito 80 miliardi di tagli sotto il governo Berlusconi e credeva di «aver già dato» con gli interventi decisi per contenere le spese nel pubblico impiego (blocco della contrattazione anche per il 2013-2014, mancata corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale). Sul piatto ci sarebbe anche la possibilità di risparmiare chiedendo che i distacchi del personale della scuola vengano pagati dalle amministrazioni che lo assorbono anche temporaneamente. Come pure c'è l'ipotesi di aumentare il periodo di ferie estive di quindici giorni. Per ora il ministro Profumo smentisce. Ma la partita con il ministero del Tesoro è serrata: entro lunedì la Legge di stabilità deve arrivare alle Camere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA