Bimbo prelevato a forza E' bufera sulla polizia

PADOVA «Ho salvato mio figlio. Ora sta bene, è sereno»: le parole di un padre che vince una battaglia durata anni per l'affidamento del figlio non possono che suonare serene, ma non c'è gioia in una storia che ha visto un ragazzino di dieci anni strappato da scuola e portato a braccia con forza verso la sua nuova realtà. Nel mirino sono finiti anche alcuni agenti, chiamati a dare esecuzione a un provvedimento emesso dalla corte d'appello sezione civile minori di Venezia che dà l'affido esclusivo del minore al solo padre. Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha disposto l'apertura di una inchiesta interna ed esprime «profondo rammarico» per quello che un video girato da una zia del ragazzino ha portato all'attenzione di tutti: un fuscello di dieci anni urlante tenuto come se fosse un sacco da due uomini, uno è lo stesso genitore, e portato via fino a un'auto. A chiedere che sia fatta piena luce gli stessi presidenti della Camera e del Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. La madre, in serata, con un «accetto le scuse ma non è modo questo di prelevare i bambini» sembra voler tendere una mano per placare le polemiche che si sono abbattute su quanto avvenuto mercoledì mattina davanti a una scuola elementare a Cittadella. È suonata da poco la campanella quando il padre, accompagnato da alcuni agenti e dagli assistenti sociali, si presenta per dare attuazione a quanto disposto dai giudici: l'affido esclusivo sul figlio, con il collocamento in una comunità. «Abbiamo fatto uscire dalla classe i compagni dell' alunno - ricorda la dirigente scolastica Marina Zanon - e solo dopo sono entrati gli assistenti sociali e i poliziotti». Fuori, ci sono il nonno materno e una zia. Si alzano le grida, il ragazzo si divincola, gli adulti si strattonano. L'occhio impietoso di un telefonino riprende quel minuto e mezzo di totale confusione. «È incivile che il nostro bambino sia stato portato via in questo modo» ha detto la madre ieri davanti alla scuola per protestare assieme ad altre mamme con cartelli con scritte come «i bambini non sono nè bestie nè criminali». Il questore di Padova, Vincenzo Montemagno, difende l'operato degli agenti e parla di «una spettacolarizzazione messa in atto dai familiari materni in una vicenda complessa. L'operato è stato quello giusto - aggiunge - nell' interesse del bambino». Per tutto il giorno, però, i familiari materni del ragazzino hanno dato battaglia, hanno spiegato le loro ragioni ai media, hanno chiesto la sua «liberazione». Ai lettori Per uno sciopero proclamato dai colleghi dell'Agl di Roma oggi le pagine del notiziario nazionale escono incomplete.