200mila euro alla 'ndrangheta per essere eletto al Pirellone

di Natalia Andreani wROMA Cinquanta euro a voto che, moltiplicati per quelli ottenuti tra Milano città e la provincia, fanno 200mila euro pagati alle cosche della 'ndrangheta. È questa l'accusa che all'alba di ieri ha portato in carcere l'assessore del Pdl alla Regione Lombardia, Domenico Zambetti, e altre 20 persone. Pesantissimi i reati contestati dalla procura che ipotizza il concorso esterno in associazione mafiosa (416 bis) e lo scambio elettorale politico mafioso (416 ter). Insomma un autentico terremoto per il Pirellone - già minato da altre importanti inchieste sulla corruzione - ma ancora non abbastanza da provocare le dimissioni del Governatore Formigoni: «Le accuse all'assessore Zambetti sono estremamente gravi, ma riguardano lui», ha commentato a caldo Formigoni. «O siamo davanti a un abbaglio della magistratura o Zambetti mi ha tradito», ha detto più tardi. Ma per il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e l'aggiunto Ilda Bocassini non c'è alcun abbaglio. Anzi. «E' un fatto che la 'ndrangheta ha inquinato la vita politica in Lombardia. E chiara è la sua capacità di incidere sulla democrazia del Paese e sulla libertà di voto», ha detto il procuratore Bocassini. «In questa inchiesta è acclarato che un rappresentante delle istituzioni si rivolge a un gruppo criminale, in questo caso a soggetti in ruoli apicali della 'ndrangheta, con la consapevolezza di rivolgersi a dei mafiosi», ha aggiunto il pm. Zambetti, 60 anni, assessore alla Casa, è accusato di essersi procacciato a pagamento quattromila voti delle cosche: voti rastrellati sul territorio da una rete di boss. «Gli esponenti della cosca 'Barbaro-Papalia procuravano circa 500 voti nella loro area di tradizionale influenza (Corsico, Buccinasco e hinterland sud di Milano); Eugenio Costantino aveva procurato circa 700-800 voti nell'area del Magentino; in città venivano raccolti 2.500 voti di preferenza, la maggior parte dei quali raccolti da Ambrogio Crespi», fratello del noto sondaggista. Anche Crespi è stato arrestato ieri mattina. Ed è un fermo che fa tremare il sindaco di Roma Gianni Alemanno che a Crespi aveva affidato l'incarico di responsabile della comunicazione. Ma per portare voti a Zambetti gli uomini dei clan avevano preso «contatti anche con il gruppo criminale capeggiato da Pepè Onorato, "storico" capo della 'ndrangheta in Lombardia e anche con la criminalità campana e siciliana». Poi contatti con Antonio Paolo e Giuseppe Ferraro dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara». Zambetti, - Mimmo per gli amici – era insomma divenuto «patrimonio di tutta l'organizzazione criminale» calabrese, ha scritto il gip nelle 554 pagine di ordinanza di custodia cautelare. Pagine fitte di intercettazioni nelle quali i boss parlano della spartizione dei soldi presi, dei favori chiesti o ottenuti: case, assunzioni, appalti sull'Expo 2015. Telefonate in cui i referenti delle cosche ridono di Zambetti che una volta eletto comincia ad avere paura. Agli atti è riportato un colloquio del 18 marzo 2011 tra gli indagati Eugenio Costantino e Ciro Simonte: «Hai visto quel pisciaturu (uomo di poco conto, ndr) di Zambetti come ha pagato? ...eh lo facevamo saltare in aria ... gli hanno mandato un pizzino e dopo una lettera che quando l'ha letta le orecchie si sono incriccate, così. Gli hanno fatto la cronistoria di come sono andate le cose, di come erano i patti e di come andava a finire ... quindi si è messo a piangere ... oh davanti a me e a zio Pino. E piangeva per la miseria ... si è cagato sotto, cagato completo. Ce l'abbiamo in pugno». Ancora Costantino in un altro colloquio parla dei 4 milioni di euro spesi da Zambetti per la campagna elettorale e delle 200 cene da lui stesso organizzate «nei mgliori locali di Milano» per sostenere il politico. Ma per i pm le cosche inquinarono anche la corsa alle comunali raccogliendo voti per Sara Giudice, la candidata anti-Minetti che si presentò da indipendente nelle liste del Terzo Polo e non venne eletta. A reperire quei voti sarebbe stato il padre, Vincenzo Giudice, ex presidente di Metro Engineering, controllata di MM spa, ora indagato. Lei si difende e in lacrime respinge le accuse: «E' assurdo. Qualcuno aveva tutto l'interesse a incastrarmi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA