Necchi, pagati 3 milioni di euro

La Factor, società di sconto fatture, era stata costituita a Brescia nell'aprile del 1982, ad opera di Necchi Finanziaria Spa, società finanziaria del Gruppo Necchi, e Ifitalia spa, società di factoring del gruppo bancario Bnl. E aveva subìto successivamente modifiche, ingressi e riorganizzazioni. Fino alla crisi. Una situazione di difficoltà acuta, dovuta al dimezzato volume di affari ma anche a una gestione poco responsabile e oculata dei vari amministratori, secondo quanto emerso dai procedimenti penali. Le ingentissime perdite avevano condotto in breve a promuovere un'azione di responsabilità e poi al fallimento, che è stato dichiarato nel 2000. La causa, avviata nel 2001, era stata costellata di sequestri a titolo conservativo. Anni dopo sono arrivate le sentenze, sul piano civile e penale, che hanno riconosciuto le censure mosse dal curatore fallimentare. di Maria Fiore wPAVIA L'accusa era di avere provocato il dissesto della Factor, la società pavese di proprietà del gruppo Necchi fallita nel 2000, attraverso una serie di operazioni finanziarie avventate. In particolare, venivano contestati finanziamenti per miliardi di lire concessi dalla società, quando questa era già a un passo dal baratro. Un meccanismo che aveva, secondo l'accusa, prosciugato a poco a poco il capitale di Factor, a favore di Necchi. Un'accusa che ha retto anche al vaglio del processo di secondo grado: la Corte di appello di Milano ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta a cinque anni e 7 mesi per Bruno Eugenio Stura, imprenditore romano di 67 anni, presidente della Factor. L'altro imputato del procedimento, Lino Pampiani, 68 anni, è deceduto, con conseguente estinzione del reato. In relazione agli stessi fatti, la Necchi, poche settimane fa, ha versato al fallimento Factor, curato da Stefano Gorgoni, due milioni e 930mila euro, a titolo di risarcimento per le operazioni che hanno portato al fallimento. La crisi della società Factor comincia alla fine del 1994, quando Merloni, socio di Necchi, esce dal gruppo e decide di costituire una propria società di factoring, la Faber Factor Spa. La Necchi subisce il colpo: viene ridotta l'attività e la società si trova in difficoltà. Il gruppo Necchi non è nelle condizioni di ricapitalizzare la società Factor, gravata da troppi debiti, ma nemmeno può abbandonarla al proprio destino, a meno di peggiorare i rapporti con le banche e con i sindacati. Un peggioramento che avrebbe finito per condizionare anche altre società del gruppo, già in difficoltà. La Necchi, quindi, decide, secondo l'accusa, di procedere a una sorta di "rottamazione" della Factor, attraverso una serie di operazioni avventate, «messe in atto con controparti compiacenti e interessate a dividersi le spoglie della società fallita». Il primo passo, infatti, è la vendita di azioni a tre società, tra cui l'Immobiliare Cometa Srl. Società, però, che hanno un patrimonio inadeguato e che quindi non sono in grado di pagare le quote di Factor. Attraverso un complicato meccanismo di crediti non esigibili, Necchi arriva a essere creditrice di Factor. Il capitale del socio di maggioranza finisce alla Necchi. Proprio questo comportamento ha consentito al curatore del fallimento Factor di chiamare in causa il gruppo Necchi, che avrebbe cancellato in maniera dolosa il proprio socio Factor attraverso operazioni rischiose. L'amministratore Stura, secondo l'accusa, sarebbe stato consapevole che la dismissione delle azioni a favore dei tre nuovi gruppi avrebbe portato al tracollo della società Factor. All'imputato, che è stato condannato anche a risarcire le spese del procedimento, non resta, a questo punto, che il ricorso in Cassazione per evitare il carcere. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA