s. giuletta
SANTA GIULETTA Che Flavio Oreglio fosse un bravo cabarettista già si sapeva (chi non ricorda il celebre intercalare zelighiano "il momento è catartico"?), ma che fosse uno studioso di storia, scienza e filosofia, ancora non era di dominio pubblico. Invece sono proprio queste le materie che l'artista milanese (di Peschiera Borromeo) pone al centro del suo libro "Storia curiosa della scienza. Le radici pagane dell'Europa" (Salani, 2011) - chiaro nei suoi intenti già dal sottotitolo "Scienza, filosofia, religione: c'è sempre bisogno di raccontare il mondo in modo nuovo e adeguato ai tempi" - e che presenterà al pubblico questa sera, alle 21, all'agriturismo Corte Montini di Santa Giuletta (via Emilia 19, località Manzo) per iniziativa del Lions Club Casteggio d'Oltrepo. Divertente senza rinunciare alla carica irriverente, ironico ma anche preciso, puntuale e sempre istruttivo (lo era già dai tempi delle sue poesie verseggiate davanti al leggìo) Oreglio racconta cose importanti facendo ridere. Secondo lui «I comici si dividono in due categorie: quelli che raccontano qualunque cosa pur di far ridere e quelli che fanno ridere per raccontare delle cose. Io appartengo alla seconda». Oreglio, che differenza c'è tra il suo libro e un sussidiario scolastico? «La differenza sta nell'approccio storico. Si pensa spesso che la storia racconti il come e il quando, mentre la scienza spieghi il perché delle cose (a volte in maniera complessa e poco accattivante). Esiste però la storia della scienza, che parla di come, quando e perché il genere umano sia arrivato a interpretare e a trasformare così profondamente la realtà del mondo. E questo libro è una storia curiosa della scienza, ovvero basata sull'approccio più autentico e stimolante verso il sapere. La curiosità, appunto». Cosa c'è di tanto curioso nella storia della scienza? «Intanto senza curiosità non c'è scienza. E poi parlo di "storia curiosa" perché la mia narrazione verte su cose strane o semplicemente belle da sapere, anche se in realtà nessuno le studia. Di solito si trovano nei libri di scuola relegate in piccoli box, segnati da note come "questo no", "da non fare", "saltare", "non leggere". Io me le sono lette tutte, le ho confrontate con altri testi e ora le racconto». Che cosa ha imparato? «Che gli antichi greci avevano già scoperto la macchina a vapore, che noi invece colleghiamo alla rivoluzione industriale perché è quello che ci insegnano a scuola. Oppure che, sempre i greci, usavano somministrare le bevande alla spina. O, ancora, che la disputa tra sistema eliocentrico e geocentrico, che noi releghiamo al '600, tra Tolomeo e Copernico, era iniziata molto prima. La cosa particolare è che io non ho scoperto nulla, sono tutte cose già scritte, solo che nessuno si prende la briga di insegnarle a scuola. Eppure certe materie possono essere pericolose se insegnate in modo parziale». In che senso? «Portano ad una percezione distorta della realtà. Chi ha studiato storia, diciamo dalle elementari al liceo, ha la sensazione che la storia dell'uomo sia stato un continuo susseguirsi di guerre. Come se l'umanità fosse sempre stata cattiva e avesse sempre avuto un'attitudine naturale alla guerra. Questo automatismo rende la guerra "normale e nescessaria" anche agli occhi di chi la storia la studia oggi. Mi dica lei se questo non è un pericolo». Quindi la sua proposta qual è? «Raccontare in modo un po' più curioso, stimolante e anche positivo il cammino dell'uomo, insegnare che il genere umano è arrivato a trasformare così profondamente la realtà del mondo con la curiosità. Parlo dell'evoluzione del pensiero, di grandi pensatori, di come dal mito si sia giunti all'osservazione naturale, di come sono nate la scrittura, la medicina, la filosofia e le idee che hanno segnato la storia dell'Europa, da Pitagora a Socrate a Platone e Aristotele. Con l'umorismo, così si ascolta più volentieri».(m . piz.)