«Io e il mio cane in cerca di tartufi, il tesoro più grande»
PAVIA La ricerca solitaria, l'amore per il cane, la gioia della scoperta sono gli elementi con cui gioca Andrea Daprati, biologo e cercatore di tartufi di Lungavilla, nel suo ultimo libro: "Il posto dei tartufi" (Mursia,pagg. 174, 14 euro). Doveva essere un libro scientifico e divulgativo sulla ricerca del tartufo, ma ne è risultato un romanzo in cui i posti e le storie fanno da protagonisti. Il filo conduttore è il tartufo. Dov'è nata l'idea? «Questo libro è figlio dei due precedenti, pubblicati nel 2000 e nel 2007, i quali hanno un carattere saggistico-divulgativo. Quest'ultimo, invece, è un libro di narrativa. Si è preso gli spazi del racconto, allontanandosi da una narrazione di tipo tecnico: racconta i posti, le vicende e le storie legati alla ricerca del tartufo. Vuole narrare la vita che si svolge intorno alla ricerca di questo particolarissimo fungo ipogeo, il rapporto tra uomo e cane. Racconta le cose che partono da lontano, che si svolgono tuttora e che, si spera, possano continuare nel futuro». Quanto hanno inciso le prime esperienze fatte con suo nonno? «I miei avi, fin dai primi dell'Ottocento, erano tartufai e commerciavano. Credo che ci sia una genetica che si trasmette nella ricerca del tartufo. I ricordi della caccia al fungo insieme a mio nonno sono pochi, ma indelebili. Ho scoperto questa passione insieme a lui. Ora che sono in pensione, quasi tutte le mattine mi alzo all'alba e vado in ricerca dei tartufi». Come avviene la ricerca? «Quello che conta è la cerca: uscire e andarli a cercare. Ci si muove in perfetta solitudine con il cane. E con questo animale si instaura un connubio perfetto. Il tartufo in sè è molto buono, è pregiato, il bianco soprattutto. Quando si trova un tartufo è quasi come trovare un reperto archeologico. Non mi capita molto spesso di venderli. La cosa bella e che dà soddisfazione è trovarli. Sono un tesoro, un dono preziosissimo, e sempre più raro, della terra». Ha avuto la possibilità di trasmettere a qualcuno questa sua passione? «Per ventotto anni sono stato presidente dell'Associazione cercatori di tartufi, e nell'ambito di questa esperienza ho tenuto dei corsi sul tartufo. Negli anni ho creato numerosi adepti». A quale dei suoi tre libri è più affezionato? «Questo, perchè mi ha dato più soddisfazione, perché si è lasciato andare a qualcosa che nasceva per conto suo. È una sorta di romanzo. A me piace definirlo un libro d'amore: racconta l'amore per il tartufo, per i cani, i posti, le persone. Camilla Pitino