Ginecologo è indagato per peculato
di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Probabilmente pensava di commettere solo un illecito di lieve entità, una «furbata» ai danni del fisco e dell'Azienda ospedaliera di Pavia. Invece ora si ritrova con una denuncia a piede libero per il grave reato di peculato, e rischia una pena che va da 3 a 10 anni di reclusione. A finire nei guai è stato un medico vogherese di 63 anni, che lavora in ospedale. Il medico è specializzato in ostetricia e ginecologia. A suo carico non c'è solo l'accusa di peculato, che si configura quando un pubblico ufficiale si appropria di qualcosa che appartiene invece all'ente pubblico. Gli uomini della Guardia di finanza di Voghera, agli ordini del tenente Vincenzo Tescione, lo hanno infatti denunciato anche per evasione fiscale e per avere fatto lavorare in nero una sua collaboratrice, che gli faceva da segretaria. L'indagine delle Fiamme gialle parte un anno fa, quando al comando della caserma di via Scovenna c'è ancora il tenente Valentina Usai. Ai finanzieri giunge voce che c'è un medico vogherese che non rilascia le ricevute dopo le visite specialistiche nel suo studio. Partono gli accertamenti. Quando la Gdf raccoglie sufficienti indizi, i militari si recano nello studio del ginecologo. Il medico, molto conosciuto in città, è un ospedaliero che lavora anche in regime di «intramoenia allargato». «E' un regime particolare - spiegano i finanzieri - Il medico, al di fuori del normale orario di lavoro, può ricevere i pazienti privatamente: sia nel suo studio che negli spazi forniti a questo scopo dall'ospedale. Grazie a questo tipo di accordo, per esempio, il medico che visita in ospedale può utilizzare le apparecchiature dell'azienda ospedaliera. Le regole però sono stringenti. Il sanitario deve emettere una regolare fattura, che però non ha la sua intestazione ma quella dell'ospedale. In pratica il dottore riceve il denaro dal paziente e lo deve poi consegnare interamente all'Azienda ospedaliera. Che, al momento di liquidare le sue spettanze al medico, ne terrà conto versando il dovuto». Ed è stato proprio questo a mettere nei guai il medico 63enne. Solo raramente il vogherese emetteva la regolare ricevuta e versava quindi il denaro all'ospedale: negli altri casi non consegnava alcuna ricevuta al paziente e si intascava l'intera parcella. I finanzieri, appena hanno avuto sufficienti indizi di colpevolezza, hanno fatto un accertamento ispettivo nello studio del medico. Si sono trovati subito davanti a una sorpresa: la segretaria-infermiera che lavorava lì non aveva alcun tipo di contratto che giustificasse la sua presenza. Era una lavoratrice «in nero». Poi le Fiamme gialle si sono dedicate alle carte, sequestrando molti documenti. Hanno così messo le mani su una contabilità parallela, da cui è emerso un reddito non dichiarato (frutto delle visite in nero) pari a oltre 150 mila euro. Sono scattate quindi anche la denuncia per peculato e per evasione fiscale. Ma gli accertamenti non sono ancora finiti. Le Fiamme gialle stanno infatti passando al setaccio tutti i conti bancari del medico e della moglie, per capire se sono state sottratte altre somme all'azienda ospedaliera di Pavia. @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA