Anestetico al paziente, due infermieri a processo

PAVIA Una siringa sporca di un liquido chiaro, accanto al paziente. Il ritrovamento, in una stanza dell'Unità coronarica del Policlinico San Matteo, aveva fatto scattare l'allarme dei medici e spinto a una verifica. Quel liquido, infatti, aveva tutta l'aria di essere Propofol, un farmaco anestestico che può essere somministrato solo da personale medico. E invece, secondo l'accusa, sarebbe stato dato al paziente da due infermieri del reparto. Accuse che dovranno passare al vaglio del processo che è cominciato l'altro ieri in Tribunale. Nadia Quaini, 39 anni, e Claudio Toscanini, 48 anni, di Pavia, devono rispondere di esercizio abusivo della professione medica. Nei confronti dei due infermieri il San Matteo - che è parte lesa ma non si è costituita parte civile nel processo - aveva anche avviato un procedimento disciplinare e la sospensione dal lavoro dei sanitari fino alla chiusura del processo penale. I primi a contestare le accuse sono gli stessi imputati, che hanno negato di avere mai somministrato il farmaco al paziente. «E in effetti questo processo si basa su niente – è il commento dell'avvocato difensore di Quaini, Giorgia Spiaggi di Pavia –. Non c'è alcuna prova e nessun riscontro che la somministrazione del farmaco sia stata fatta dagli imputati». A quanto pare gli accertamenti sarebbero partiti dal ritrovamento di una siringa sporca nella stanza del paziente, che era sedato. Questo dettaglio, insieme al colore e alle caratteristiche delle tracce del liquido trovato nella siringa, avevano suggerito che si trattasse proprio di quel farmaco anestetico, che può essere somministrato solo con particolari accorgimenti e solo da un medico. «Ma gli infermieri si sono limitati a somministrare i farmaci prescritti – spiega ancora l'avvocato Spiaggi –. Stiamo parlando di infermieri che hanno una lunga esperienza». Il processo, davanti al giudice Cesare Beretta, è stato rinviato a gennaio. (m. fio.)