Gropello, al Sassi dipendenti divisi dopo i tagli ai fondi

di Gabriele Conta wGROPELLO Per la prima volta parla chi lavora al Sassi, la fondazione di Gropello Cairoli che si occupa di assistenza agli anziani. «Ci vuole una completa riorganizzazione del personale», dicono alcuni dipendenti, secondo cui ora ci sono troppe persone che lavorano nell'istituto di via Libertà. Altri però non sono proprio di questo avviso, e lodano l'operato della direzione. «Una situazione modificata non significa mal servizio», scrivono altri dipendenti dell'istituto fondato nel 1956. «Mai come ora ci sentiamo precari, anche noi che lavoriamo al Sassi da tanto tempo». Ad esprimersi così è un'operatrice socio sanitaria impiegata nell'ente di Gropello da diversi anni. «Ora come ora c'è troppo personale – dice –. All'istituto infatti fanno riferimenti dipendenti e liberi professionisti, oltre a una cooperativa e a un'agenzia interinale». Troppo, sostiene qualcuno dei dipendenti, perché le cose possano funzionare come qualche tempo fa. «Anche perché in questi anni i finanziamenti regionali sono diminuiti», spiega l'infermiera. Mentre sono aumentati i costi dei generi alimentari, delle medicine e dei presidi sanitari. In questa situazione, il consiglio di amministrazione ha deciso di affidare il servizio di ristorazione a una ditta esterna, impiegando il personale che prima si occupava dei pasti in altre mansioni. «Ma non si capisce in che direzione voglia andare l'azienda», dicono alcuni dipendenti. Altri invece sono di parere opposto. «Non vogliamo che le notizie vengano distorte, e che e si parli dell'istituto Sassi in modo inadeguato – scrivono in una lettera altri lavoratori –. All'attuale direzione va riconosciuto di aver sempre cercato di incidere il meno possibile sugli aumenti delle rette». Insomma, i problemi ci sono. Ma non è «dicendo che lo spreco sono due bottiglie di chinotto a disposizione dei parenti che si risolvono i problemi. «Questa amministrazione sta portando avanti dei cambiamenti difficili da accettare per un'istituzione che prosegue da una vita nella stessa direttiva – continua la lettera –. Ma sia chiaro che questo non vuol dire che i nostri ospiti non riceveranno le stesse cure e le stesse attenzioni di sempre». @GabrieleConta ©RIPRODUZIONE RISERVATA